Mentre le autorità russe fermano a terra tutti gli airbus A321 della compagnia low-cost russa Kogalymavia, le due scatole nere ritrovate sono sotto esame e tre compagnie aeree degli Emirati Arabi Uniti, insieme a Lufthansa e Air France-Klm, hanno deciso di modificare le rotte per evitare di sorvolare il Sinai, le cause e responsabilità dello schianto aereo di ieri mattina, che ha causato la morte di 224 passeggeri, rimangono estremamente dubbie.

Un gruppo di miliziani affiliati a Daesh e operativi nel deserto del Sinai, ha rivendicato lo schianto, su Twitter e sulla pagina web di Aamaq, ammettendo di aver abbattuto il velivolo con un missile terra-aria (l’immagine dell’arma usata e il video di un aereo colpito sono stati fatti circolare sul web) e giustificando l’atto come legittima reazione alle operazioni sviluppate dai russi in Siria.

Ora, questo gruppo di ribelli non è ritenuto in possesso delle tecnologie adeguate per poter lanciare un attacco simile. L’immagine postata rappresenta un lanciarazzi “spalleggiabile” e non esistono armamenti (spalleggiabili) che possano colpire un bersaglio che voli ad una altitudine superiore a 8000 metri (missili Stinger che hanno quella portata sono comunque nelle mani di Is), L’A321 abbattuto si trovava a 9.450 metri di altitudine quando è sparito dai radar.

Esistono missili che sono in grado di avere quella portata ma sono pesanti, utilizzano tecnologie molto costose e avanzate, e richiedono un addestramento specifico per l’utilizzo.

A quanto pare Is, come detto in precedenza, sembra non essere in possesso di tali armamenti, anche se, non si può tralasciare il dettaglio, trapelato su diversi media internazionali, secondo il quale la Cia sta rifornendo i ribelli siriani con armamenti potenti e sofisticati. Sfortunatamente gli agenti americani non si fidano molto dei destinatari “moderati”che riforniscono e, appunto, alcuni di questi armamenti sono già finiti in mano di Is, e le forze speciali Usa avranno il compito di tracciare ed espropriare queste armi. Magari qualche pezzo di artiglieria nel Sinai vi è finito per davvero.

Ad ogni modo, anche se l’aereo non fosse stato abbattuto, il bersaglio sembra essere studiato, sul volo vi erano almeno tre cittadini ucraini, un bielorusso, mentre i restanti erano russi. La rivendicazione è geniale, tutta questione di comunicazione strategica, si ottengono gli stessi risultati, ovvero legittimazione, terrore e destabilizzazione dell’opinione pubblica nemica, senza nemmeno alzare un dito o spendere un centesimo, poi che siano i russi o gli egiziani a dimostrare il contrario.

Secondo alcuni esperti svedesi, Flightradar 24, l’aereo ha cominciato a perdere quota molto velocemente, 1800 metri al minuto e il pilota sembra aver richiesto un atterraggio di emergenza, difficile se sei colpito da un missile, dichiarando problemi radio prima di sparire dai radar, ovvero appena 23 minuti dopo il decollo.

Bisogna poi aggiungere che la compagnia russa Kogalymavia non è proprio delle più sicure, bassa qualità delle attrezzature, scarsa preparazione del personale e molti incidenti riportati, specialmente su linee domestiche.

Il velivolo precipitato è un Airbus, che solitamente garantisce ottimi standard di qualità, aveva 18 anni di servizio alle spalle, 56000 ore di volo e una serie di guasti archiviati, non presenti al momento del decollo, almeno così è stato dichiarato.

Inoltre, il carburante usato era adeguato e il pilota sembrava essere molto affidabile, avendo accumulato più di 12000 ore di volo.

Esperti, anche balistici, russi ed egiziani stanno investigando e la risposta ufficiale del governo russo sarà davvero interessante. La dinamica andrà chiarita e l’attacco terroristico smentito oppure impugnato, ma, in questo caso, evitare che l’opinione pubblica faccia pressione per ridurre o terminare le operazioni in Siria e indurla, invece, verso una radicalizzazione ancora più marcata contro l’infernale Stato islamico, è un procedimento complesso e richiede tempo.

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