Solo contro tutti. Per fermare il doppiopesismo con il quale l’Ufficio di presidenza della Camera esamina e giudica i comportamenti indisciplinati dei deputati in aula. L’ultima volta è successo qualche giorno fa quando, con i colleghi, si è trovato a dover affrontare i casi più recenti di intemperanza andati in scena a Montecitorio. Anche in questa occasione Gianni Melilla, segretario in quota Sel, dell’organismo presieduto da Laura Boldrini, ha cercato di far sentire la sua voce. Protestando per il pugno di ferro applicato a carico dei deputati di opposizione e l’atteggiamento, a suo dire troppo morbido, riservato ad un parlamentare del Partito democratico.

TROPPA DISPARITA’  – Insomma, due pesi e due misure, secondo Melilla. Dure, anzi durissime, quelle riservate a 10 deputati della Lega, 7 del Movimento 5 Stelle e uno di Fratelli d’Italia, puniti, per le loro intemperanze, con la sospensione da due a cinque giorni. Mentre l’Ufficio di presidenza della Camera si è dimostrato molto più comprensivo con il deputato dem, Luciano Agostini, che durante la seduta del 9 settembre aveva alzato un poco onorevole dito medio verso i colleghi del M5S intenti a lanciare finte banconote da 500 euro per protestare contro l’approvazione del finanziamento ai partiti. Il tutto in diretta televisiva con “un danno di immagine per la Camera”, si legge nel dispositivo della sanzione. Eppure, l’esponente del Pd se l’è cavata con una semplice censura.

GESTO VOLGARE – Una decisione che ha infiammato la discussione dietro le porte chiuse dell’Ufficio di presidenza, dove Melilla (Sel) si è ritrovato solo contro tutti (vista l’astensione di Lega, Fdi e M5S) ad invocare una sanzione più dura anche per il parlamentare democratico. “E’ paradossale che si sospendano dei deputati che hanno protestato verbalmente, magari esponendo anche dei cartelli, mentre chi si è reso protagonista di un gesto volgare di chiara natura sessuale, provocando la reazione dei deputati del Movimento 5 Stelle, se la cavi con un rimbrotto – si sfoga il segretario dell’Ufficio di presidenza con ilfattoquotidiano.it –. Una disparità di trattamento inaccettabile, anche considerato che quel gesto è arrivato da un deputato del Pd, ossia del partito di maggioranza che più degli altri dovrebbe contribuire a tenere i toni bassi e a smorzare le tensioni”.

DURA LEX – Un tentativo vano, quello di Melilla, che non è bastato a convincere i colleghi. Nessuna clemenza, quindi, contro i deputati dei gruppi di minoranza. Ignazio La Russa di Fratelli d’Italia si è beccato due giorni di sospensione per aver insultato la presidenza. Il caso risale allo scorso 5 maggio, durante un’informativa urgente sui migranti. L’ex ministro della Difesa andò oltre i tempi di intervento, subendo il richiamo dalla terza carica dello Stato. “Si vergogni a richiamarmi”, replicò La Russa. Che, ora, a distanza di quasi sei mesi dall’accaduto si è visto recapitare il provvedimento disciplinare. Letteralmente falcidiata, la Lega Nord: i deputati Stefano Allasia, Angelo Attaguile, Stefano Borghesi, Filippo Busin, Cristian Invernizzi, Nicola Molteni, Marco Rondini, Barbara Saltamartini, Roberto Simonetti insieme al capogruppo Massimiliano Fedriga dovranno scontare 4 giorni di sospensione, per aver occupato, durante il dibattito sugli esodati del 15 settembre, i banchi di governo al grido di “Renzi ladro di pensioni”.

ESPULSIONI A 5 STELLE – Stop collettivo anche per il Movimento 5 Stelle: 5 giorni sono stati inflitti ai componenti del direttorio Alessandro Di Battista e Carla Ruocco, 3 a Ferdinando Alberti, Riccardo Fraccaro, Luca Frusone, Carlo Sibilia e Angelo Tofalo. I fatti sanzionati risalgono al 24 luglio: in commissione Giustizia era in calendario il disegno di legge sulla ragionevole durata dei processi, comprensivo delle discusse restrizioni alla pubblicazione delle intercettazioni. Una legge bavaglio, secondo i pentastellati. E, quando la presidente della Commissione, Donatella Ferranti, decise di aprire le votazioni troncando il confronto, i grillini insorsero. “Dimettiti perché sei indegna”, la accusò Di Battista. “Puoi fare solo l’avvocato dei mafiosi”, rincarò la Ruocco.

DESTINI DIVERSI – Appreso della sospensione a carico suo e dei colleghi, la deputata pentastellata commenta così: “La Ferranti non ci diede la parola, sebbene ci spettasse a norma di regolamento, per farci esprimere il nostro giudizio su una legge che comprime la libertà di stampa e che impedisce ai cittadini di venire a conoscenza di fatti che, pur se non penalmente rilevanti, avrebbero diritto di conoscere per farsi un’idea su chi li governa – spiega a ilfattoquotidiano.it –. Eppure, malgrado la violazione palese di un nostro diritto, stando alle motivazioni della sospensione sarei stata io a intimidire la presidente della commissione”. Di sicuro, le decisioni assunte dall’Ufficio di presidenza faranno scuola per il futuro: la prossima volta meglio fare come Agostini. Alzare il dito medio e cavarsela con una lettera di censura.
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