Metti una sera a cena nell’attico anni ’50 dalle pareti tondeggianti del Capucci della nuova generazione. Antonio Riva, nome glamour dell’alta moda ai confini con l’arte, si affaccia con me da Via Capuccini, davanti ai miei occhi le orrende sopraelevazioni dei condomìni, specialità tutta milanese. Un suo lesto e disinvolto dirimpettaio addirittura si è aggiunto tre piani (ma chi c’era al piano regolatore del Comune a firmare i permessi?). Ad Antonio che, invece non ha santi in paradiso, gli hanno negato il permesso di aggiungersi uno studiolo. Le sue “sante” e “madrine” si chiamano invece Michelle Hunziker (ha firmato il suo abito da sposa), Laetitia Casta e molte altre.

Ma adesso Antonio, lariano, si è preso una bella fissazione per una barboncina bastarda, Penny, tratta in salvo dalla periferia di Bucarest dalla sua amica Sabrina Brazzini. Altro che vita da cani: in un paio di stagioni Penny si è ritrovata icona fashion, praticamente una Paris Hilton a quattro zampe. Nell’atelier di Riva, fra opulenti e cerimoniosi abiti-scultura, Penny si lascia coccolare da nuvole di tulle, poi è invitata per un cappuccino da Marchesi. Infine per una cotonatina al ricciolo pretty woman con il collare zompetta fino alla Spa del fiammante Mandarin Oriental dove l’architetto Antonio Citterio ha fatto un lavoro superbo nel fondere insieme 3 palazzi  del tardo Ottocento.

Inseparabile Penny dalla sua padrona, come i trifulau lo sono dal loro cane, ore e ore a setacciare a notte fonda i boschi dell’Astigiano. Un sapere fatto d’istinto perché questo tartufo non sia una bufala. Porta una pepita di tartufo bianco nascosta in un bouquet improvvisato allo stilista. E’ la trovata trés chic di Dejan Mihajlovic, reduce e sazio dalla fiera di Moncalvo (61esima edizione). Quest’anno la produzione scarsa (fino ad ora) ha fatto lievitare i prezzi: costa 400 euro all’etto, l’anno scorso costava la metà. Michelizio Guarino, cuoco ruspante de “La bella Rosin” (finalmente uno che non si sente una food star, malgrado la sua specialità sia oeuf poché, caviale e tartufo) si chiede cosa arriverà sui tavoli dei ristoranti ‘chichettosi’ di Milano e invita la Forestale e i Nas a fare più controlli, e, soprattutto più severi, sulla provenienza. Succede che ordinari tuberi bianchi scovati, che ne so, in Irpinia, in Abruzzo o nell’ex Jugoslavia vengono spacciati per pregiatissimo tartufo d’Alba, tanto mica porta la scritta. I cinesi ancora non ci sono arrivati, ma si stanno attrezzando per copiarcelo.

Per B.B. ci si mette in lista d’attesa. Tranquilli, non si tratta di Brigitte Bardot. Prima il debutto da “Mille e una Notte” per il diciottesimo di Caterina Mancinelli Scotti, figlia di Benedetta Lignani Marchesani, creativa organizzatrice di eventi ed ora designer. Per la sua Notte bizantina, la facciata di Villa Giovanelli è stata trasformata in moschea blu mentre i dervisci, danzatori mistici, roteavano intorno alla torta a forma di moschea, tra effluvi di narghilè e spumeggiar di champagne rosé. Poi il battesimo della B.B., la Bizantina Bag, con lo stesso spirito del (fu) impero ottomano trasferito nel laboratorio di restauro degli scavi archeologici. La B.B. è una pochette-couture in velluto di seta tessuto con i tradizionali telai di Bukhara e impreziosita con antichi fermagli imperiali. Disegnate da mamma e figlia, ogni pezzo è unico, numerato, irripetibile. Le sciure romane, in metà di mille, si sono scapicollate alla serata “mamma le turchine”, lasciandosi erudire dalla “bizantinista” Silvia Ronchey e dal filosofo Beppe Scaraffia.  E per il modello più esclusivo tra i modelli più esclusivi, nella serata più esclusiva, si mettono in lista d’attesa oltre a leccarsi le dita per i pistacchi caramellati e gli zuccherosissimi baklavà.

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