Tra la borsa e la vita io scelgo la vita. Sono un sentimentale. Vorrei rendervi partecipi di un recente malessere legato alle barriere di vetro alla stazione di Milano Centrale. La novità è che non si può più accedere ai binari senza un regolare biglietto, la scusa è che in questo modo si bloccano i vagabondi, i facchini abusivi, i borseggiatori, e tutta l’umanità cosiddetta borderline. Da un primo sondaggio pare che i passeggeri siano soddisfatti, la misura viene vista come una tutela nei loro confronti, nei confronti della loro borsa. Ma la vita?

Avete fatto un deserto e lo chiamate pace. Io sono un passeggero insoddisfatto, non solo insoddisfatto, sono affranto, affranto è la parola giusta. Il cinefilo che è in me si ribella contro questa ingiustizia “cinematografica”. Sull’altare della sicurezza si è immolato l’addio, il saluto dal finestrino mentre il treno si allontana. Nulla di più cinematografico, nulla di più bello. Questo ci è stato tolto in nome della sicurezza, della borsa, del denaro in saccoccia. Ci sterilizzano, per il nostro bene. E non posso più aspettare la mia donna (la mia donna ipotetica, per ora sono solo, cavolo!) vicino al binario, non posso più vederla scendere, e correre verso di lei per abbracciarla. Devo aspettare dietro le barriere di vetro o devo comprare il biglietto, come al cinema. Comprare il biglietto per godermi lo spettacolo della mia vita? La vita non è più gratis, in sostanza. Forse non lo è mai stata. Ci prosciugano, e lo fanno per il nostro bene. E siamo anche contenti, non io, gli altri. Ho sentito un passeggero parlare al telefono con la propria mamma, e diceva così: ” Mamma, sono molto contento, hanno messo delle barriere di vetro alla stazione di Milano Centrale, così non entra più la feccia”. Si fa presto a dire “feccia”. Che canaglia la brava gente! Voglio dire qualcosa che a molti potrà sembrare scandaloso: preferisco essere borseggiato, preferisco la vita.

addio-stazione

Preferisco avere la libertà di accompagnare un amico fino ai binari, preferisco la libertà di baciare la mia donna (la stessa donna ipotetica) prima che lei salti sul treno, e per fare questo non voglio essere costretto a pagare un biglietto. E, detto tra noi, l’umanità borderline mi è simpatica. I vagabondi mi sono simpatici. La “feccia” gira anche in giacca e cravatta. Vorrei quasi scioperare in qualità di passeggero amante della vita, mai più un treno se sono costretto a mostrare un biglietto a una guardia. In nome della sicurezza si commettono crimini. Queste barriere di vetro sono un crimine. Un crimine contro la vita, contro il caos della vita, contro il suo meraviglioso disordine, contro quella insicurezza che rende tutto degno di essere vissuto. Ci vogliono ingessare, mummificare, ci vogliono proteggere, tutelano la nostra borsa ma ci privano della vita. Ribelliamoci. Sono pronto a fare una rivoluzione. Chi mi segue? Ah, per seguirmi dovete pagare un biglietto, altrimenti non vi fanno entrare. O la borsa o la vita. Voi da che parte state? E facciamoci rapinare, in fondo un ladro ci alleggerisce. Preferisco un ladro a quelli che hanno messo le barriere di vetro. Preferisco un ladro a quel passeggero che ha detto alla mamma “non fanno più entrare la feccia “. Sono per un mondo insicuro, l’insicurezza mi è simpatica. Mi sento più vivo nel pericolo, e nel saluto, e nell’addio. Ci hanno tolto l’addio, lo capite? Lo hanno retrocesso. Ora “addio” potete dirlo solo prima delle barriere di vetro, davanti a una guardia che vi osserva per capire se siete “feccia”.

Ieri ho preso la metropolitana per andare a Milano Centrale: due poliziotti hanno impedito a un ragazzo di suonare il tamburo: “Non si può suonare nei vagoni della metropolitana”. Il ragazzo ha smesso di suonare. Mi sono guardato attorno e ho visto tanti cadaveri seduti, inespressivi. Cadaveri senza musica. Ci tolgono la musica, e lo fanno per il nostro bene. Ci tolgono la vita per il nostro bene.