La “dotta Bologna” di saggezza sembra averne poca, almeno nel calcio. L’esonero di Delio Rossi, a questo punto inevitabile, forse persino tardivo, è il simbolo di un progetto nato con le gambe storte nonostante i soldi spesi. Insieme ai numeri di Mattia Destro: pagato dieci milioni di euro, ha collezionato dieci presenze, zero gol e tanti fischi. Come la sua squadra, adesso penultima in classifica in Serie A con appena sei punti, uno in più di Hellas Verona e Carpi. Già quattro di distanza dalla zona salvezza.

Il Bologna era e resta la più ambiziosa delle neopromosse. Altra piazza e tradizione rispetto alle cenerentole Carpi e Frosinone, per cui sarebbe un successo anche solo ritrovarsi a lottare per la salvezza a maggio prossimo. Altra disponibilità economica: passata di recente dalle mani dell’americano Joe Tacopina a quelle del canadese Joey Saputo  , da quando la società ha proprietari d’oltreoceano sono state investite decine di milioni per riportare i rossoblù ad alti livelli. Tanti dollari, altrettanti proclami. Idee un po’ meno chiare, anche l’anno scorso quando il ritorno in Serie A si è rivelato più complicato del previsto. Ma la cadetteria perdona ai soldi gli errori di inesperienza e progettazione. Nonostante una rosa messa insieme come un album delle figurine, una squadra con i vari Sansone, Cacia, Mancosu e compagnia era davvero troppo forte per restare in Serie B. Eppure per la promozione è servito l’aiuto della buona sorte: all’ombra della Torre di Maradona ancora ringraziano le traverse che hanno salvato i felsinei nei playoff, sia contro l’Avellino che contro il Pescara.

Segnali ignorati. La società aveva cacciato Diego Lopez per affidarsi all’esperienza di Delio Rossi nella fase finale del campionato scorso, vincolando il rinnovo del contratto al salto di categoria. L’obiettivo è stato centrato, ma in quelle settimane il tecnico riminese aveva dimostrato di non aver mai preso in mano le redini della squadra, né da un punto di vista tattico, né psicologico. Impressione poi confermata quest’estate con un pessimo precampionato (eliminazione in Coppa Italia col Pavia). Confermarlo senza vera convinzione, forse, è stato il primo errore della nuova dirigenza.

Intanto il mercato veniva affidato (dal dicembre 2014) a Pantaleo Corvino. Un grande ritorno per il dirigente salentino, fermo dalla chiusura del ciclo con la Fiorentina. Eppure anche qui non tutte le scelte hanno convinto. Mattia Destro è stato il grande colpo dell’estate: giovane, italiano e di valore. Più che un acquisto, il manifesto del nuovo Bologna, intenzionato a puntare su talenti di grande prospettiva. Lo stesso patron Saputo lo aveva definito così. Ed è per questo che il suo pessimo avvio di stagione è anche il simbolo del momentaneo fallimento di quel progetto. L’ex romanista è la brutta copia del bomber che solo due stagioni fa segnava 13 gol in 20 presenze con la Roma, guadagnandosi la nazionale. Ma sarebbe sbagliato additarlo come unico capro espiatorio di una squadra che non gira: probabilmente troppo giovane a centrocampo (Diawara, Rizzo, Crisetig, Pulgar sono tutti under 23), con lacune sulle fasce e giocatori troppo simili (Giaccherini, Mounier, Brienza) davanti. La rosa, forse, è stata costruita male. E a caro prezzo, vista la campagna acquisti da circa 30 milioni di euro che ora dovranno essere ripianati a bilancio.

Sportivamente e anche economicamente parlando, la retrocessione sarebbe un autentico disastro. Ma non tutto è perduto: siamo ancora alla decima giornata, la squadra è comunque più attrezzata di altre concorrenti alla salvezza. E adesso si volta pagina: in panchina arriva Roberto Donadoni, uno che in provincia ha sempre fatto bene. L’ultima mossa di Saputo e Corvino per rilanciare (o meglio salvare) il progetto rossoblù. Sarà meglio che sia quella giusta. Perché Bologna non è una semplice neopromossa. Ma come l’ultima delle neopromosse rischia di tornare subito in Serie B.

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