Albert Einstein diceva che è inutile pensare al futuro, tanto arriva così presto. Invece proprio perché arriva così presto bisogna pensarci. Soprattutto coloro che hanno responsabilità di governo dovrebbero pensarci. La crisi economica che ha investito tutto il primo mondo e che ha rivelato in particolare la fragilità dell’Italia, ci appanna la vista e non ci fa distinguere ciò che richiede le nostre cure immediate e ciò che necessita di una terapia lungimirante.

L’unico gruppo che mi pare conquistato a questa prospettiva è il Movimento Cinque Stelle. La sua proposta del salario di cittadinanza – che non è di residenza e nemmeno il minimo contrattuale – pone un problema sempre più evidente: il lavoro dipendente tende a scomparire e comunque sarà sempre meno il fattore principale della distribuzione del reddito e quindi della lotta sociale. L’aumento di produttività del lavoro affidato allo sviluppo delle tecnologie riduce il numero delle unità richieste nel ciclo della produzione penalizzando i giovani alla ricerca del primo impiego. A poco a poco, il capitale si ripiega su se stesso e i profitti diventano quasi esclusivamente finanziari.

Se ne va la cultura operaia con la sua celebrata manualità, gli operai che sapevano rifare i piedi delle mosche! Andiamoci piano. Intanto anche l’industria dei creativi, la moda, le forme di arte hanno bisogno delle mani. Si crea con la mente ma si realizza con le mani. La preoccupazione maggiore è che il salario di cittadinanza (o reddito di dignità, come lo chiama il governatore della Puglia Michele Emiliano) si limiti alla distribuzione di una manciata di euro ai senza lavoro.

Una volta si chiamava assistenzialismo. Misure del genere applicate nel nord Europa (penso precisamente all’Inghilterra) non hanno dato prove confortanti e hanno deresponsabilizzato intere generazioni. Il futuro appartiene forse all’utopia del tempo libero. Si chiude il capitolo lunghissimo del lavoro come centro dell’esperienza collettiva e del modello sociale del laburismo. Ma non illudiamoci che l’utopia del tempo libero (liberato dalla fatica e dal lavoro) segnerà l’avvento della felicità.