Il titolo di questo mio post trae spunto dalla traduzione di quello di un libro francese che ho finito di leggere qualche settimana fa e che mi spinge a riflettere su alcune questioni che potrebbero chiarire meglio la portata dell’attivismo politico di Vladimir Putin. Capire se le scelte dell’uomo forte della Russia siano da inquadrare in una sua concezione filosofica particolare più che essere il frutto dell’azione di un mestierante della politica.

putin assad 675 275

Inizierei riportando una frase che mi ha colpito leggendo il libro del premio Nobel Svetlana Aleksievic, Tempo di seconda mano: “Aleggia sempre nell’aria questa idea che la Russia debba creare e mostrare al mondo qualcosa di straordinario. Il popolo eletto da Dio. La peculiare via russa”. Facciamo, dunque, i nostri primi passi verso una comprensione più ampia di che cosa abbia nella testa Vladimir non tanto perché vogliamo stabilire un automatismo tra la concezione del mondo di Putin e le sue scelte politiche, quanto per non rimanere imbrigliati in discorsi di geopolitica che non è detto che siano comprensibili senza un riferimento alla visione del mondo che i leader politici hanno. Il libro da cui abbiamo preso le mosse e che ci ha prestato il titolo del post è quello di Michel Eltchaninoff, Dans la tête de Vladimir Poutine.

La domanda che ci poniamo è se le scelte politiche di Putin trovano una giustificazione in una concezione particolare del ruolo della Russia. Nessuno può negare che nonostante il tentativo di isolarlo dopo gli avvenimenti in Ucraina, Putin sia riuscito a sferrare una campagna diplomatica tale da riuscire a convocare una riunione sull’Isis e Siria, il 23 ottobre alla presenza di Russia, Stati Uniti, Arabia Saudita e Turchia, e qualche giorno prima, ha ricevuto a Mosca Bashar al Assad a cui ha ribadito il suo appoggio nonostante la contrarietà a questa politica di Washington, Francia, Turchia ed altri Stati. Lo stesso intervento militare russo suona come uno schiaffo diplomatico agli Stati Uniti. I bombardamenti sono stati effettuati per la maggior parte dei casi non contro l’Isis ma contro le forze siriane anti governative. Che dire dei lanci di missili dal Caspio per colpire i ribelli anti Bashar. Come leggerli se non nella logica che la Russia è pronta a sfidare anche su questo terreno l’America. Sono fatti che completano quello che pensa Putin e che ha espresso nel suo discorso all’assemblea generale dell’Onu quando ha lasciato intendere che gli Stati Uniti hanno la responsabilità della situazione che si è venuta a creare in Medio Oriente. Una posizione da tenere presente per il futuro, se oggi Tony Blair ha chiesto pubblicamente scusa per le menzogne sulle armi di distruzione di massa che Saddam Hussein possedeva e che scatenarono la  guerra in Iraq e probabilmente, ha aggiunto, hanno favorito la formazione dell’Isis.

E’ un dato acquisito che la Russia di Putin, pur nelle mille contraddizioni, gioca in Medio Oriente un ruolo maggiore e questa posizione rappresenta uno degli aspetti importanti della concezione della politica estera russa rivolta  alla costruzione di un impero. E’ iniziato nel 2008 con la guerra contro la Georgia, è continuato con gli avvenimenti in Ucraina e l’annessione della Crimea. Nel 2014 dopo il varo delle sanzioni occidentali la politica di Putin si è rivolta in maniera chiara verso la Cina accarezzando un sogno di costituire un polo alternativa all’Occidente. L’idea di ricostruire un impero, secondo Putin, si impone per la Russia dopo la rivoluzione Arancione del 2004, quando trionfarono le forze pro occidentali e fu chiaro il disegno di isolare la Federazione Russa. L’idea di impero ha un suo pendant, secondo Eltchaninoff, nella costruzione di un “mondo russo”. La Russia deve occuparsi dei russi che vivono in altre nazioni e anche di quelli che non hanno la cittadinanza russa. Questo progetto di influenza deve avere un messaggio conservatore e si deve indirizzare a tutti, anche ai cittadini europei. Bisogna aiutare l’Europa nella sua azione di rigetto dell’Islam e sostenere quelle forze che si battono contro l’omosessualità e il matrimonio tra persone dello stesso sesso. La battaglia sarà dura perché bisognerà combattere contro una banda di ultra-modernisti americani che, secondo Putin, lavorano per la soppressione della famiglia e della religione.