E’ stata assegnata alla commissione Esteri di Montecitorio, che ne inizierà l’esame tra qualche giorno. E, non appena ratificata dal Parlamento, la convenzione in materia fiscale stipulata il 1° aprile tra il governo italiano e la Santa Sede  metterà di fatto fine al segreto bancario che a lungo ha impedito all’erario di accendere i riflettori sui capitali nascosti al fisco al di là delle mura vaticane. Si tratta del primo accordo bilaterale sullo scambio di informazioni sottoscritto dallo Stato della Città del Vaticano con un altro Paese, al quale è seguito, il 10 giugno, anche quello siglato con gli Stati Uniti. Un atto che recepisce gli standard internazionali in materia di scambio di informazioni di natura fiscale fissato dall’Organizzazione per la cooperazione e sviluppo economico (Ocse). Effetto concreto del nuovo corso, in tema di trasparenza, avviato dalla Santa Sede sotto il pontificato di Papa Bergoglio.

STOP SECRET – Ma cosa prevede nel dettaglio la convenzione? L’obiettivo è quello “di adattare i reciproci rapporti finanziari al nuovo quadro internazionale” per “il potenziamento degli strumenti contro l’evasione e l’elusione fiscale internazionali”. Tra i punti centrali dell’accordo ci sono, infatti, il rafforzamento della cooperazione tra le rispettive amministrazioni finanziarie e la restrizione drastica della sfera di discrezionalità di ciascuna delle parti nel prestare reciproca assistenza e informazioni. Principi che trovano attuazione nel primo dei 14 articoli dei quali si compone la convenzione, che prevede, tra l’altro, l’esplicito “superamento del segreto bancario, conformemente all’obiettivo prioritario della lotta all’evasione”. Il sistema di tassazione previsto dall’accordo bilaterale riguarda i proventi da attività finanziarie detenute, presso enti che svolgono istituzionalmente un’attività di carattere finanziario nello Stato della Città del Vaticano, da soggetti residenti in Italia. Sia di religiosi, sia di persone giuridiche (enti con personalità giuridica canonica o civile vaticana) sia di persone fisiche legate da rapporto di servizio (o di pensionamento) alla Santa sede, e pertanto, destinatari del regime di esenzione fiscale stabilito dal Trattato del Laterano. Tutte categorie che beneficeranno di una semplificazione dell’adempimento spontaneo degli obblighi tributari mediante un rappresentante fiscale in Italia che provvederà alla determinazione, al prelevamento e al versamento delle imposte dovute, come già accade nell’ordinamento italiano per i redditi da capitale di natura finanziaria.

PRIVILEGI INSUPERABILI – Ma attenzione: la convenzione non c’entra nulla con la “voluntary disclosure”. Ossia la “collaborazione volontaria” che consente ai contribuenti che detengono illecitamente patrimoni all’estero di regolarizzare la propria posizione denunciando spontaneamente all’Amministrazione finanziaria la violazione degli obblighi di monitoraggio. “Lo Stato del Vaticano, infatti, non è incluso in alcuna black list, a differenza di Svizzera, Liechtenstein e Principato di Monaco, le cui convenzioni sono all’esame del Parlamento per la ratifica”, spiegano infatti i tecnici del Servizio studi della Camera che hanno prodotto un dossier sull’argomento. Osservando, però, che dal tenore letterale delle norme in essa contenute, la convenzione sembrerebbe comunque dare vita alla coesistenza di due procedure. Compresa proprio quella prevista per la “voluntary disclosure”, sebbene applicabile solo quando ne ricorrano “i presupposti di fatto e di diritto – soggettivi ed oggettivi – richiesti dalla legge”. Un passo avanti che, tuttavia, non cancella vecchi e discussi privilegi riconosciuti al Vaticano sul territorio italiano. A cominciare da quello previsto dal Trattato del Laterano “relativamente all’esenzione dalle imposte per gli immobili della Santa Sede indicati nello stesso Trattato”. Che quindi continueranno a non pagare né la vecchia Imu né le tasse che l’hanno rimpiazzata. Non solo. Recependo lo scambio di note del luglio 2007 tra il ministero degli Affari Esteri e la Segreteria di Stato, la convenzione prevede che la notifica degli atti tributari ad enti della Santa Sede avvenga “per via diplomatica”.

ULTIMA PAROLA – Ora la palla passa al Parlamento. Che dovrà approvare la legge di ratifica (appena tre articoli) dell’accordo bilaterale sottoscritto tra l’Italia e la Città del Vaticano. Un passaggio necessario, Costituzione alla mano, per rendere operativa la convenzione che inizierà a produrre i suoi effetti dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione in Gazzetta ufficiale. Insomma, solo al termine di un iter legislativo sulla cui durata potrebbe pesare l’incognita di un’agenda parlamentare fitta di impegni, a cominciare dalla Legge di Stabilità.

Twitter: @Antonio_Pitoni