Dal 1990, il Concerto del Primo Maggio rappresenta una sorta di rito di passaggio per migliaia di giovani italiani, e può essere definito a buon diritto un’istituzione nel panorama dei grandi eventi. Con un discreto anticipo sulla 26esima edizione, anche il Concertone sarà presente a Medimex, il salone dell’innovazione musicale in programma a Bari dal 29 al 31 ottobre. A rappresentarlo ci sarà Massimo Bonelli, CEO di iCompany, azienda che dal marzo scorso si è presa in carico l’organizzazione dell’evento capitolino, insieme a Carlo Gavaudan di Ruvido Produzioni. Il 30 ottobre, all’interno della Fiera del Levante, Bonelli lancerà anche 1M Next 2016, la nuova edizione del contest che porterà nuove voci sul palco di Piazza San Giovanni.

Medimex la vedrà impegnato in un faccia a faccia con alcuni dei maggiori event manager internazionali. Alcune esperienze estere possono essere mutuate all’interno del Concertone?
Sicuramente c’è sempre da imparare da quello che fanno gli altri. È un piacere confrontarsi con queste realtà. Sicuramente non abbiamo timori reverenziali nei confronti di questi interlocutori, ma abbiamo voglia di crescere e migliorare. Sarà un confronto alla pari per ragionare su possibili migliorie nel settore.

Parliamo di numeri. A quanta gente dà lavoro questo evento, includendo anche l’indotto?
È difficile fare un calcolo preciso. Ci abbiamo provato, ma sono davvero tante le aziende coinvolte. A naso parliamo di 700-800 figure professionali presenti a vario titolo. Però sono cifre di massima, non saprei essere più preciso in questo calcolo.

Nel corso degli anni c’è stata una progressiva diminuzione del contributo degli sponsor. Come spiega questo trend?
Io sono arrivato quest’anno, quindi non so cosa sia accaduto in passato. Credo che – al di là del Primo Maggio – ci sia un cambio generazionale delle modalità di veicolare un brand. Probabilmente sponsorizzare un concerto è meno utile e forte che in passato. Per cui c’è una concezione dell’investimento promozionale diversa, perché il mercato è un po’ cambiato e le aziende sono più attente a come investono le loro disponibilità.

Nella scelta artistica del Concertone conta più l’equilibrio generale, oppure privilegiare più equilibri, cioè accontentare più tipi di pubblico?
Io credo che non occorre rispettare pubblici diversi, ma c’è da dare una personalità all’evento in modo che dica qualcosa di preciso. Non dobbiamo fare particolari numeri di audience, non dobbiamo sottostare a diktat di lobby. Il Primo Maggio è un concerto per la gente. Tolto il compromesso delle disponibilità economiche, l’unico metro di valutazione è la qualità della proposta artistica.

Che novità ci aspettano nella prossima edizione?
Avendo più tempo a disposizione, stiamo ragionando su qualche variazione del format. Sicuramente punteremo moltissimo sull’aspetto legato ai giovani, grazie al contest con il quale speriamo d’individuare progetti che abbiano le potenzialità per emergere e le qualità per restare.

Avendo più margini di tempo, una forma di collaborazione con Taranto è possibile, oppure ognuno per la sua strada?
Ho un ottimo rapporto sia con Michele Riondino che con Roy Paci. C’è sicuramente un’idea di partenza diversa tra i due festival. Quello di Taranto nasce come antagonista a un discorso politico, nel quale – come organizzatore – non entro. Apprezzo la voglia di Taranto di essere coerenti con un’idea. Noi, però, facciamo un concerto storico, che per anni ho vissuto come spettatore, e che adesso mi trovo ad organizzare con lo spirito di dare un contributo alla musica italiana. Ecco perché ci piacerebbe che il Primo Maggio diventasse una vetrina per scoprire nuove cose. Sono un ingegnere che ha lasciato la professione per fare questo mestiere. Sono un sognatore, e non so stare nella realtà se non facendo le cose che mi piacciono. Mi porti in un campo scomodo.