Una Festa del Cinema “contratta” come da previsioni. Il bilancio della decima edizione della rassegna romana, in chiusura stasera, parla chiarissimo: rispetto al 2014 si registrano -21% sui biglietti venduti, -33% sugli ingressi gratuiti e -20% sull’incasso complessivo. E’ vero che l’evento diretto per la prima volta da Antonio Monda e con la nuova presidenza della Fondazione Cinema per Roma affidata a Piera Detassis ha avuto a disposizione una sala in meno per le proiezioni all’Auditorium (la Santa Cecilia, cioè la piu grande con 1500 sedute) e di un giorno in meno di kermesse, ma di certo l’evidente assenteismo quest’anno caratterizzante gli spazi festivalieri si è motivato soprattutto per una minore “mondanità” dell’evento con tappeti rossi meno attraenti per il pubblico popolare. Dunque se vincono la qualità media delle 37 opere proiettate in selezione ufficiale e degli “incontri ravvicinati” svoltisi, di certo non possiamo parlare di un successo di pubblico della 10ma edizione. Con successo in questo senso chiude invece la sezione autonoma e parallela Alice nella Città, che registra un +14% di incremento tra pubblico e accreditati.

Ma la formula “niente giurie e premi se non il pubblico e poca mondanità” sembra voler rimanere quella giusta per il direttore Monda che intende per “Festa la celebrazione del cinema che emoziona nel buio di una sala con una narrazione proiettata su uno schermo e non coriandoli e pailettes sui tappeti rossi”. Con questo assunto, è chiaro che per direzione e Fondazione l’insuccesso di presenze viene attenuato, perchè tra gli obiettivi l’attrattività popolare viene scaricata di importanza. Peraltro Monda sottolinea che “i potenziali 13mila posti in meno della Santa Cecilia sono stati parzialmente compensati dalla Sala Mazda che ne ha recuperati 9mila, quindi la perdita in realtà è solo di 4mila posti. E poi – ha aggiunto il direttore artistico – ci siamo adoperati per bloccare l’uso della Santa Cecilia nel 2017 che sarà il mio ultimo mandato da contratto triennale”. Antonio Monda, infatti, ha richiesto di lavorare con contratto blindato di 3 anni perchè “è il tempo minimo necessario per imbastire un progetto, oggi siamo alla chiusura di un inizio e a giudicare dalla stampa e dalle reazioni ricevute, la qualità ha vinto e per me è l’unica cosa che conta”. Da parte di Detassis è stato chiaro fin dalla conferenza stampa di presentazione della Festa che questa decima edizione andasse ad “inaugurare un ribaltamento del punto di vista sulla Fondazione Cinema per Roma, cioè rendere la Fondazione un soggetto capace di lavorare tutto l’anno su Roma per tracciare un filo rosso e fare rete nel mondo del cinema trasversalmente. Abbiamo iniziato un lavoro complesso seppur affascinante, la direzione è quella di coprire tutto l’anno con eventi sparsi in tutta la città, come in questa Festa abbiamo fatto coinvolgendo diverse sale e quartieri”.
Tornando ai dati, è il direttore generale della Fondazione Lucio Argano a fornire le cifre: 35.270 i biglietti venduti, 12.936 gli ingressi gratuiti, quasi 5mila gli accreditati, 215.852 euro incassati (al 24/10). I film complessivamente sono stati 53 da 24 paesi in 313 proiezioni di cui 176 a pagamento e 137 gratuite. Il costo medio del biglietto è stato di 10 euro, un po’ meno degli scorsi anni ed “altro motivo di contrazione dell’incasso”. Confermato negli anni è invece il costo dell’evento fissato a 4 milioni di euro sui 10 milioni di cui complessivamente dispone la Fondazione. “Anche se la formula non voglio cambiarla, sono disposto ad ascoltare suggerimenti per eventuali modifiche, specie il rafforzamento della presenza di star sul tappeto rosso anche se non è semplice e vi dirò di più: mi sono state anche offerte alcuni grandi divi hollywoodiani da red carpet ma non li ho voluti perchè accompagnavano film brutti e io volevo solo film belli” risponde Monda a chi suggerisce una Festa più attraente e partecipata. D’altra parte “difficile è spostarsi di data, il calendario festivaliero italiano e internazionale è affollato, l’unico modo è fare cose che gli altri non fanno, cioè levari il concorso e mettere gli incontri. Il mio modello è il Festival di New York“.
Con il vincitore del pubblico che sarà annunciato solo domattina, si chiude così la decima edizione, dalla quale ci porteremo nella memoria alcuni ottimi titoli come The Walk 3D di Zemeckis, Room di Lenny Abrahamson, Junun di Paul Thomas Anderson, Mistress of America di Noah Baumbach, Sinatra: All or Nothing di Alex Gibney, Carol di Todd Haynes, El Club del geniale cileno Pablo Larraìn (al quale è stata dedicata una delle tre retrospettive), Dobbiamo parlare di Sergio Rubini, Registro di classe – Libro primo di Gianni Amelio, The Whispering Star di Sion Sono, Mustang della turca Denez Gamze Ergueven e Microbe et Gasoil di Michel Gondry (questi ultimi presentati nella sezione Alice nella Città). Il pensiero di direzione e staff è già volto al prossimo anno che vedrà la sua 11ma Festa probabilmente dal 13 al 22 ottobre 2016.