computer 675Li mortacci de ‘sti regazzini” avrebbe detto con forte accento romanesco Giovanni dinanzi alla sua casella di posta elettronica su Trastevere On Line.

Sulla attendibilità dell’espressione testuale qualcuno ha sollevato dei dubbi. Legittimi. Qualcun altro ha subito fatto osservare che la mail era ospitata da Aol e non da Tol. Già America On Line, potrebbe essere….E, vabbè, ad esser sinceri anche Giovanni è stata una libertà traslativa.

La storia, però, nel suo insieme è vera. Drammaticamente vera.

Balzata solo ora alla ribalta della cronaca, la vicenda risale a qualche anno fa, quando il signor John Owen Brennan si è virtualmente trovato dinanzi alla sua cassetta elettronica delle lettere che – dopo una imprevista e non autorizzata visita – è rimasta con lo sportello aperto…

A tirar fuori l’accaduto è stata naturalmente la combriccola di Wikileaks che mercoledì ha pubblicato una serie di documenti che comprovano un utilizzo improprio di sistemi di comunicazione non protetta per corrispondenza “classificata”. Le carte sgraffignate dai teenager hanno senza dubbio carattere di riservatezza e si riferiscono a scenari dell’intelligence statunitense.

Dimenticavo un dettaglio. Dall’8 marzo 2013 mister John è il direttore della Cia.

Anche se all’epoca dello scippo Brennan non era ancora assurto ai vertici dello spionaggio americano, il personaggio aveva già un ruolo non secondario nella security a stelle e strisce.

Tra i documenti piazzati online c’è la brutta copia (quelli che non ricordano i vecchi di banchi di scuola delle elementari la chiamano più elegantemente “draft”) del modulo Standard Form 86. Il cosiddetto SF86 non somiglia al nostrano 740 (prima che qualche pignolo mi corregga, so abbastanza bene che oggi è stato sostituito dal modello Unico), ma contiene comunque tantissime informazioni. E’ il lungo questionario che i dipendenti governativi degli Stati Uniti devono compilare con dovizia di particolari per ottenere le abilitazioni di sicurezza indispensabili per assumere posizioni di particolare criticità. Una sfilza di domande mira ad acquisire ogni genere di informazione sul candidato, non escludendo di scoprire se questo fa uso di droghe o eccede con le bevande alcoliche.

Il documento in questione non sembra contenere informazioni segrete, ma la sua lettura può certamente incuriosire. Brennan non ha risposto a tutti i quesiti ma ci sono dettagli personali che forse era preferibile non finissero in giro: la scheda infatti riporta il suo Social Security Number (qualcosa che somiglia al nostro codice fiscale ma con un utilizzo a ben più ampio spettro), l’indirizzo di casa, il numero di telefono, la lista delle persone meglio conosciute, l’elenco dei familiari.

A passare le carte a Wikileaks è stata una manciata di minorenni, aggregati sotto l’egida del gruppo “Crackass With Attitude” e noti sotto la sigla Cwa, che hanno tenuto a precisare che si tratta comunque di “roba vecchia”.

Come a Palermo il problema – parafrasando l’immortale Johnny Stecchino – è quello del “traffffico”, al di là dell’Oceano il contesto che genera maggiore imbarazzo è quello della posta elettronica.

Qualche anno fa il predecessore di Brennan alle redini della Cia, il generale David Howell Petraeus fece scoprire dalla corrispondenza elettronica una sua imbarazzante relazione extraconiugale e lo scandalo fece il giro del mondo.

Potremmo aggiungere la vicenda di Hillary Clinton che, accusata di aver utilizzato una casella mail personale in luogo di quella ufficiale, ha rischiato di veder pregiudicata la sua ambizione di tornare alla Casa Bianca.

Da noi queste cose non succedono. Fortunatamente – nonostante il fermento su Twitter e Facebook – certe attività tecnologiche i Vip istituzionali le affidano a stuoli di segretari ed attendenti che ci auguriamo adoperino prudenza.

Twiitter: @Umberto_Rapetto