Perse la vita proteggendo gli amici da una pioggia di calcinacci che venivano giù da un cornicione della Galleria Umberto I, nella centralissima via Toledo, a Napoli. Quegli stessi amici che all’ospedale Loreto attesero invano che lui si riprendesse. Almeno avrebbero potuto dirgli grazie. Invece Salvatore Giordano morì a 14 anni, mentre passeggiava sotto i cornicioni di uno dei simboli della città. Secondo la Procura di Napoli quella tragedia si sarebbe potuta evitare, se solo fossero stati presi in dovuta considerazione alcuni segnali. Primi fra tutti quei sette crolli registrati dall’inizio dell’anno e che hanno preceduto quello fatale. Salvatore Giordano fu colpito alla testa da un grosso frammento di materiale distaccatosi dal frontone di un edificio, dalla volta laterale. Quando cadde al suolo aveva le braccia ancora aperte, per quel tentativo di mettere in salvo chi gli era accanto. Era il 5 luglio 2014, un sabato pomeriggio d’estate. A distanza di quasi un anno e mezzo, sono otto gli indagati per quella che, secondo la Procura di Napoli, era una tragedia annunciata.

Gli 8 avvisi di garanzia – I pubblici ministeri Stefania Di Dona e Lucio Giugliano hanno inviato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari a cinque funzionari del Comune di Napoli e tre amministratori del condominio interno alla Galleria Umberto. La lista iniziale includeva 45 nomi ma, ad esempio, non compaiono più i condomini della Galleria. Tra le accuse principali crollo e omicidio colposo. Nel registro dei pm il dirigente del Servizio difesa idrogeologica e sicurezza abitativa Giovanni Spagnuolo, il suo predecessore Salvatore Capuozzo, i dipendenti dello stesso Servizio Giuseppe Africano e Franco Annunziata e il dirigente della Direzione centrale Pianificazione e gestione del territorio Giancarlo Ferulano. Tra gli indagati anche l’amministratore del condominio di piazzetta Matilde Serao e il suo predecessore (rispettivamente Mariano Bruno e Marco Fresa) ed Elio Notarbartolo, direttore dei lavori incaricato dal condominio.

Le accuse: “Negligenza, imperizia, imprudenza” – Per gli inquirenti la morte del ragazzino è stata causata da “negligenza, imperizia, imprudenza o inosservanza delle leggi, regolamenti, ordini e discipline”. Dopo numerosi episodi che si sono verificati negli anni e nei mesi che hanno preceduto il giorno del tragico crollo, gli ultimi “con cadenza pressoché mensile” il dirigente del Comune di Napoli avrebbe omesso “di predisporre uno o più provvedimenti – scrive la Procura – che potessero scongiurare l’evento fatale”. Una condotta seguita anche dagli altri funzionari “con pericolo per la pubblica e privata incolumità idoneo a minacciare un numero indeterminato di persone e con le aggravanti di aver agito nonostante la previsione dell’evento”. In particolare, in più occasioni, i tecnici della Protezione civile avevano segnalato all’ufficio in questione “crolli e distacchi di materiali dalle facciate, dai cornicioni, dai fregi degli edifici della Galleria Umberto I”.

Sette i crolli nei mesi precedenti – L’indagine ha accertato che sette crolli si erano verificati a scadenza mensile prima di quello fatale: era accaduto il 22 e il 24 gennaio, poi il 12 febbraio, il 24 marzo, il 27 aprile, il 12 e il 31 maggio. Ed era stato chiesto di “verificare la stabilità statica di tutti i cornicioni della Galleria Umberto” e, in seguito “intervenire con la massima urgenza”. In proposito i pm ipotizzano la “cooperazione colposa” degli altri funzionari comunali. Secondo la Procura il dirigente responsabile della Pianificazione e gestione del territorio, invece, non ha realizzato “un progetto di restauro e/o recupero conservativo della Galleria”, limitandosi a respingere “e a non riscontrare le comunicazioni dirette al proprio ufficio ritenendo non sussistere adempimenti di competenza”. Per i magistrati responsabili dell’accaduto sono anche gli amministratori del condominio del crollo per aver escluso dagli interventi programmati – nonostante le richieste di verifiche da parte della Sovrintendenza -“manutenzione e restauro di parti della facciata e del frontone”. Fra questi, anche quella dalla quale il 5 luglio del 2014 si verificò il distacco.

La rabbia della famiglia: “Chi ha sbagliato paghi” – “Quando abbiamo saputo degli indagati, abbiamo provato solo tanta rabbia, perché se qualcuno avesse ascoltato le segnalazioni di pericolo, oggi mio fratello sarebbe ancora vivo. Invece indietro non si torna più”. A parlare a IlFattoQuotidiano.it è Angela Giordano, 23 anni, sorella di Salvatore. Per lei e per i suoi genitori, Umberto e Margherita il dolore si fa più grande ogni giorno. Il fratello avrebbe compiuto 15 anni il prossimo 13 novembre. “Ora la mancanza si sente ancora di più e fa male, perché sappiamo che si poteva evitare” commenta la ragazza. Che chiede la verità: “Bastava che ognuno facesse il suo lavoro. Vogliamo che chi ha sbagliato paghi per i suoi errori, che hanno distrutto la nostra famiglia. Nessuno torni alla sua vita, come se nulla fosse. Noi abbiamo fiducia nella magistratura”.

“Siamo soddisfatti e lotteremo fino all’ultimo respiro perché tutti i responsabili della morte di Salvatore paghino per le loro responsabilità” ha dichiarato il legale della famiglia, l’avvocato Angelo Pisani. Che ricordando l’accaduto sottolinea il fatto che dal giorno della tragedia, per evitare episodi simili “non è stato fatto nulla”. “Quanto è accaduto – ha dichiarato – potrebbe ripetersi oggi. Ecco perché è così importante che ciascuno risponda per la propria parte di responsabilità. Nessuno potrà mai restituire Salvatore ai suoi cari, ma questo sarà l’unico modo per dare un po’ di pace ai genitori e ai fratelli del ragazzo».