Più che il golden boy, Ed Sheeran è il ginger boy della musica globale. Un successo dietro l’altro, milioni di copie vendute, nomination copiose ai Grammy e una manciata di Brit Awards portati a casa, con il suo ultimo album, X, è rimasto al primo posto della classifica inglese per tredici settimane di seguito e ha esordito al primo posto della Billboard 200 americana.
In un’epoca di fuochi di paglia, il ventiquattrenne britannico sta dimostrando di poter aumentare ancora di più un successo che ha già del clamoroso. E ora, come se non bastasse, sbarca anche al cinema. Giovedì 22 ottobre, alle 19.30, migliaia di cinema in tutto il mondo si collegheranno in diretta con Leicester Square, a Londra, per la Ed Sheeran Night. Perfomance live attesissima per lanciare in prima mondiale Jumpers for Goalposts, film-evento che racchiude il meglio del concerto del luglio 2015 nel leggendario stadio di Wembley. Il 24 e 25 ottobre, poi, il concerto verrà replicato nelle sale cinematografiche.

In questa epoca di intrattenimento globale e music business sofisticato, probabilmente nessuno avrebbe pensato che un ragazzo potesse raggiungere un tale successo solo con la sua voce e una chitarra. Poi sei arrivato tu: hai mai pensato a quale possa essere il segreto del tuo successo?
Credo che non ci siano trucchi o abbellimenti nelle mie esibizioni: sono solo io, non c’è niente da nascondere.

Le tue canzoni più celebrate hanno il gusto del cantautorato “classico”. Quali cantautori del passato o del presente apprezzi?
Bob Dylan, Van Morrison, Neil Young.

Quale tra le canzoni che hai scritto senti più “personale”?
Tutte le mie canzoni sono molto “personali” dal momento che le ho scritte, poi appena vengono pubblicate appartengono al pubblico, non sono più mie. Diventano la colonna sonora delle storie di vita di chi le ascolta.

Ricordi la prima cosa che hai pensato quando sei salito per la prima volta sul palco di Wembley?
“Oh merda!”

Com’è il rapporto con i tuoi fan? Ti piace essere coinvolto in una comunicazione costante con loro?
Sì, anche se può essere difficile visto che fortunatamente ora sono così numerosi. Se rispondo a uno di loro su Twitter, gli altri mi sgridano perché li ignoro.

Che rapporto hai con l’Italia? Seguirai l’esempio di Sting e verrai a vivere qui?
Magari un giorno…

Uno spettacolo a Brooklyn, mangiare pizza con Beyoncé e Jay-Z, poi andare a bere in un bar, tutto lo stesso giorno: come dici nel film, è strano. Qual è la cosa più strana che ti è successa nell’ultimo anno?
Questa è stata una delle più surreali. Sono un grande fan di entrambi, e hanno dedicato una parte del loro tempo per venire al mio concerto e poi andare fuori insieme. Molto divertente.

Hai chiamato il tuo film “Jumpers for goalposts”: hai ancora tempo per una partita di calcio con gli amici?
Non molto. Non ho una squadra per cui faccio il tifo. Mio padre tifa Chelsea, il mio manager Tottenham e io mi limito a guardarli mentre si imbufaliscono.

Sei emozionato per la conduzione dei prossimi Mtv Awards? Ti esibirai?
Non vedo l’ora, sarà divertente e sono sicuro che mi vedrete fare qualcosa

Qual è il prossimo sogno da realizzare?
Chissà…