Lo scandalo della Volkswagen assomiglia ormai a una serie “krimi”, genere popolarissimo della tv tedesca. L’ultima puntata è la misteriosa sparizione di documenti dalla sede del governo del Land della Bassa Sassonia, ad Hannover. Gli atti, contenenti informazioni sulle vicende giuridiche del marchio automobilistico, non si trovano più al loro posto. Già una decina di giorni fa una funzionaria ne aveva denunciato la scomparsa. Il governo del Land – che è anche azionista di rilievo della casa automobilistica – ha confermato la sparizione dei documenti. La Procura di Hannover, intanto, ha avviato, un’indagine contro ignoti per sospetto di furto. Anche negli uffici della presidenza del Land si propende a credere che i documenti siano stati rubati. Dipendenti e funzionari, già interrogati nelle scorse ore, sembrerebbero al riparo da sospetti.

L’ipotesi del furto, però, ha un che di fantasioso. Di solito, gli atti, durante il fine settimana, vengono portati a casa dai funzionari oppure custoditi al sicuro negli uffici della presidenza del Land. In questa occasione, né l’uno, né l’altro. Come mai, andrà chiarito. La storia del furto sarebbe strana anche per le stesse dichiarazioni ufficiali. “Lo smarrimento degli atti è irritante – ha detto un portavoce del governo della Bassa Sassonia – ma non è un gran problema. Non si tratta di documenti confidenziali o segreti. Non c’erano atti del consiglio di sorveglianza” della Volkswagen. Ma se nei fascicoli ci sarebbero stati solo “stampate e fotocopie di materiale in gran parte già disponibile su internet”, non si capisce però quale motivazione possa avere spinto gli ipotetici ladri a rubarli.

Lo scenario cambia se invece si accetta la versione della Bild, il quotidiano che ha diffuso per primo la notizia della sparizione di “atti segreti” e note interne dell’azienda che riguarderebbero gli aspetti giuridici dello scandalo emissioni. Se poi, contrariamente ai comunicati ufficiali delle istituzioni, tra quei documenti ci fossero stati anche atti del consiglio di sorveglianza della Vw, la vicenda sarebbe ancora più intricata. Il presidente del Land Stephan Weil (Spd) – proprio mercoledì in visita agli stabilimenti di produzione della Golf – siede infatti anche nel consiglio di sorveglianza, l’organismo di controllo che in tutti questi anni non avrebbe nutrito alcun sospetto sugli affari illeciti dell’azienda. Possibile che la truffa sia stata architettata nell’ombra da un ristretto gruppo di dipendenti? “Stiamo ancora andando a fondo su tutti i possibili chiarimenti, inclusa la questione dei possibili colpevoli e delle possibili cause”, ha detto il nuovo amministratore delegato di Volkswagen, Matthias Mueller. “E’ un’inchiesta ampia e complessa”.

Sul versante economico si smentiscono al momento ripercussioni sui posti di lavoro. A ogni modo, Volkswagen inizia ad ammettere che potrebbe dover accantonare più dei 6,5 miliardi di euro previsti finora per coprire i costi dello scandalo se il caso avrà un effetto negativo sulle vendite. “I 6,5 miliardi – ha spiegato ancora l’amministratore delegato – servono per i richiami” delle vetture che montano i motori truccati. “Si possono solo fare delle ipotesi. Potrebbe esserci una modifica dei volumi di vendita e in quel caso dovremmo reagire rapidamente”.