Altra tegola in testa per il governo regionale della Calabria targato Partito Democratico. Si allunga la lista degli impresentabili che Mario Oliverio ha candidato alle ultime regionali del novembre scorso quando il centrosinistra ha stravinto le elezioni. La Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro ha notificato un avviso di garanzia, con contestuale invito a comparire, a Orlandino Greco, consigliere regionale eletto con quasi 7900 preferenze nella lista “Oliverio presidente”.

L’accusa per lui è pesantissima: corruzione elettorale e voto di scambio politico-mafioso. L’inchiesta, coordinata dal pm Pierpaolo Bruni, vede coinvolto anche il consigliere provinciale di Cosenza Aldo Figliuzzi, uomo di fiducia di Greco. La notizia dell’avviso di garanzia è stata pubblicata ieri dal Quotidiano del Sud. Da alcuni mesi, invece, era emerso che la Procura Distrettuale di Catanzaro aveva avviato approfondimenti sulle dichiarazioni di almeno quattro pentiti. I loro verbali stanno facendo tremare i polsi ai politici di Cosenza, sia di centrodestra che di centrosinistra.

L’inchiesta sulla politica – Evidentemente i carabinieri hanno trovato i primi riscontri sui due politici indagati che, secondo i collaboratori di giustizia, sarebbero stati sostenuti dalla cosca di Michele Bruni nelle elezioni amministrative del 2003 e del 2008 a Castrolibero (in provincia di Cosenza) dove Greco e Figliuzzi, all’epoca, erano rispettivamente sindaco e vicesindaco. Stando alla ricostruzione del pm Bruni, i due avrebbero pagato il clan per ottenere l’appoggio elettorale. Circostanza, questa, svelata alla Direzione distrettuale antimafia dal collaboratore di Ernesto Foggetti. Proprio quest’ultimo ha fatto mettere a verbale che l’elezione di Orlandino Greco fu favorita dal clan “Bella bella” al quale Foggetti era legato. Ventimila euro è la cifra che, secondo il pentito, il futuro capogruppo al Consiglio regionale avrebbe pagato al boss defunto Michele Bruni per assicurarsi l’elezione a sindaco. Soldi che avrebbe riscosso personalmente il capoclan.

“Soldi in cambio di voti” – “I rapporti tra Greco e Figliuzzi e la cosca – ha dichiarato Ernesto Foggetti ai pm di Catanzaro – sono risalenti nel tempo, così come risalente nel tempo è l’impegno nel procacciare voti a favore dei due predetti politici da parte della organizzazione criminale di cui io e mio padre facevamo parte”. A fare da intermediario, inoltre, sarebbe stato Aldo Figliuzzi (uomo di fiducia di Greco) che martedì mattina è stato sentito per oltre tre ore dal sostituto della Dda Pierpaolo Bruni. Secondo il pentito, Figliuzzi gli avrebbe detto che “Orlandino Greco sarebbe venuto a parlare con me (Ernesto Foggetti, ndr). Cosa che in effetti il Greco fece, ribadendomi la richiesta di procacciargli dei voti. Egli mi chiese di mettere a conoscenza Michele Bruni (il boss, ndr) di tale richiesta. Il Greco si rese disponibile a pagare un fiore a Michele e comunque a pagare il corrispettivo per il procacciamento dei voti, corrispettivo che però avrebbe pagato dopo le elezioni e solo se vi fosse stato il buon esito delle medesime”.

Assunzioni per gli uomini del clan – È stato rinviato di qualche giorno, invece, l’interrogatorio del consigliere regionale che, sempre secondo il pentito, non avrebbe solo pagato la cosca “Bella bella” ma avrebbe anche garantito assunzioni in una cooperativa comunale messa “a disposizione” del boss e dei suoi sodali. Promesse che sono state poi mantenute. I voti sono arrivati e le assunzioni pure. Agli amici del boss sarebbe stato garantito uno stipendio senza lavorare. Chi è stato assunto da quella cooperativa in cambio del sostegno elettorale a Orlandino Greco oggi si trova indagato nella stessa inchiesta assieme ai due politici. E tra questi anche il collaboratore Foggetti, suo padre Vincenzo e suo cugino Marco Foggetti. “Il Greco si è impegnato peraltro – rivela il pentito – a offrire sistemazioni lavorative ai nostri affiliati che sarebbero stati utilizzati per la campagna elettorale in suo favore e per il procacciamento dei voti. Figliuzzi e Greco in effetti furono eletti, ritengo anche grazie al nostro impegno ed il Greco mantenne la promessa di corresponsione di somma di denaro quale corrispettivo per il procacciamento dei voti e tramite il suo autista, tale Franco, mi fece consegnare da quest’ultimo la somma di ventimila euro che io consegnai a Michele Bruni”.

La campagna elettorale per Gentile – I rapporti tra i due politici indagati, secondo il pentito, si è incrinato dopo le ultime elezioni. Il pentito parla e i pm annotano: “Figliuzzi – si legge nel verbale del collaboratore – venne a chiedere i voti per se stesso e per Pino Gentile e nel richiedere il procacciamento di voti mi consegnò la somma di duemila euro per retribuire i ragazzi a mia disposizione a compiere attività di attacchinaggio”. Pino Gentile è il consigliere regionale del Nuovo Centro Destra, ras della politica cosentina e fratello dell’ex sottosegretario Tonino Gentile. Foggetti tira in mezzo anche l’esponente calabrese di Ncd, candidato a presidente della Provincia nel 2009: “Egli (l’indagato Figliuzzi, ndr) mi riferì anche un messaggio di Pino Gentile il quale ci mandava a dire che se fossimo stati in grado di farlo eleggere ‘la provincia’ sarebbe stata la nostra e ci avrebbe sistemato fino all’ultima generazione. Io mi impegnai anche con l’accordo di Michele Bruni nel procacciamento dei voti e furono interessati gli zingari di Cosenza e segnatamente ‘Mano mozza‘. Tuttavia nonostante il nostro impegno Pino Gentile non fu eletto ma fu eletto il candidato avversario”. Questo e altri verbali riempiono il fascicolo dell’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro a carico del cosentino Orlandino Greco. Inchiesta che vuole fare luce sulle amministrative di Castrolibero ma che, non è escluso, possa allargarsi a macchia d’olio coinvolgendo altri politici della provincia di Cosenza.

Le altre indagini sui politici calabresi – Con l’iscrizione di Greco nel registro degli indagati, il Consiglio Regionale della Calabria si conferma un’assemblea composta in buona parte da politici sotto inchiesta. Oltre a Greco, infatti, la Regione Calabria vanta numerosi consiglieri coinvolti nell’indagine ‘Rimborsopoli‘ della Procura di Reggio: l’ex assessore Carlo Guccione, l’ex presidente del Consiglio Antonio Scalzo, l’ex vicegovernatore Vincenzo Ciconte (tutti del Pd) e il consigliere di Forza Italia Alessandro Nicolò (per gli ultimi due c’è la richiesta di archiviazione avanzata dal pm). Il consigliere Michelangelo Mirabello, segretario provinciale del Pd di Vibo Valentia, è stato rinviato a giudizio per concorso in bancarotta della società “Proserpina Spa” che si occupava della raccolta dei rifiuti. È coinvolto in due inchieste, quella sull’Arpacal e sull’Eolico, il consigliere Giuseppe Graziano della “Casa delle Libertà”. A fine luglio, invece, la Procura di Catanzaro ha notificato all’ex assessore di Forza Italia Domenico Tallini, oggi consigliere regionale di opposizione, l’avviso di conclusione indagini per quanto riguarda l’inchiesta “Multopoli” che vede indagato anche il sindaco del capoluogo calabrese Sergio Abramo. In sostanza, Tallini si sarebbe fatto annullare “indebitamente” una contravvenzione di 41 euro per un’infrazione stradale. Piccoli e grandi reati che costringono i consiglieri regionali calabresi a frequentare non solo i palazzi della politica ma anche i banchi degli imputati.