E’ il 25 febbraio 1995 quando in Piazza Duse a Milano, nell’allora sede del club, Massimo Moratti si presenta come nuovo proprietario dell’Inter. Spulciando negli archivi dei giornali si nota come Moratti sia circondato da Mazzola, Suarez e dal compianto Facchetti, tutti ex giocatori che hanno fatto grande il club di suo padre, e come l’argomento cada fin da subito sulla possibile sostituzione del tecnico Ottavio Bianchi. “Tabarez o Zeman? Non ho ancora contattato nessuno” dice il neo presidente, in quella che sarà la costante della sua presidenza, in cui si succedono una ventina di allenatori. E’ il 19 ottobre 2015 quando Massimo Moratti lascia l’Hotel Gallia di Milano, uscito dall’assemblea degli azionisti dove ha partecipato da socio di minoranza di fianco al presidente Erick Thohir e all’altro azionista e membro del cda Handy Soetedjo. Oggi in società ci sono ex giocatori “suoi” come Zanetti e Stankovic, ma i nomi che contano sono quelli di Michael Bolingbroke, Piero Ausilio e Michael Williamson. L’Inter è cambiata. Moratti guarda i giornalisti e dichiara: “Se ti senti utile resti, ma se ti rendi conto che oltre all’affetto non c’è altro, allora è meglio lasciare”, aggiungendo poco dopo di “essere disponibile a cedere le mie quote”. E’ la fine di un’epoca.

In realtà il primo addio c’era già stato. Era l’ottobre del 2013 quando Moratti cede il 70% del pacchetto azionario per una cifra vicina ai 250 milioni all’indonesiano Thohir.  Poi era sempre ottobre, del 2014, quando tra motivi palesi come le polemiche con il tecnico Walter Mazzarri e ragioni più nascoste come una divergenza di vedute sulla gestione economica e politica del club, Moratti minaccia il nuovo addio.  Ed è infine oggi, nell’ottobre del 2015, quando il lungo addio della famiglia Moratti all’Inter sembra finalmente concludersi. Le rivoluzioni all’Inter si fano sempre di ottobre. Quando Moratti cede il 70% delle quote a Thohir, è scritto che entro il novembre del 2016 il 29,7% delle quote che ha tenuto per sé debbano essere cedute alla proprietà, di modo da tutelare ambo le parti. Ora sembra essere arrivato il momento di anticipare l’addio.

Tra le ragioni addotte sui media si racconta di una poca soddisfazione dell’ex presidente per la gestione economica del club. Ieri l’assemblea ha ratificato, nell’approvare il bilancio 2014-15 dell’Inter, una perdita di 74 milioni. Per la complessa architettura societaria del club, tra vendita del debito alle banche d’affari e la creazione di New Co per la gestione del brand e del commerciale, il passivo consolidato sale però a 140 milioni. Tuttavia questo modello di gestione economica, che ricalca quello di molti club della Premier League britannica e in Italia è stato importato per primo dalla proprietà della Roma, è il legittimo modus operandi di Thohir, che Moratti con tutta probabilità già conosceva due anni fa al momento della vendita dell’Inter. Inoltre, al 30 giugno 2013, cioè prima di cedere l’Inter a Thohir, secondo il Sole 24 Ore l’Inter di Moratti aveva debiti per oltre 430 milioni. Non è certo quindi una questione di gestione societaria, né tantomeno dei debiti del club, il motivo dell’addio.

Quale allora? L’ipotesi più concreta è che Moratti, che nel ventennio di presidenza ha speso oltre 1,2 miliardi provenienti dalla cassaforte di famiglia della Saras (la raffineria costruita cinquant’anni fa dal padre Angelo Moratti in Sardegna), per regalare ai tifosi e a se stesso gioie e dolori, debba ora tirare i remi in barca. Il gruppo Saras ha infatti chiuso il 2014 con una perdita di 266,2 milioni di euro, in miglioramento rispetto al rosso di 271 dell’anno precedente, ma con un netto di -90,4 milioni di euro leggermente peggiore dei -84 del 2013. Ora, è di oggi la notizia che il titolo Saras sta perdendo in borsa dopo l’annuncio di ieri della compagnia russa Rosneft di voler cedere almeno del 9% delle quote sul 21% che detiene. Come è cambiato il calcio, passando dalla gestione a capitalismo famigliare di Moratti a quella finanziaria e speculativa di Thohir, così cambia anche il mercato globale delle materie prime. E’ la fine di un’epoca, e che l’addio di Moratti all’Inter si concretizzi oggi o domani, comunque in leggero anticipo rispetto alla scadenza formale del novembre 2016, ne è una semplice presa d’atto.

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