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“L’uso del suolo e delle acque spesso non considera e non rispetta le limitazioni imposte da un rigoroso assetto idrogeologico”, scrivevano nel 2011 Legambiente e il Dipartimento della protezione civile nell’indagine Ecosistema a rischio, uno screening dei Comuni liguri sia sotto l’aspetto del rischio idrogeologico che degli interventi effettuati per la messa in sicurezza. Non era tutto, naturalmente. “L’85% dei Comuni interpellati ha abitazioni in aree golenali o in prossimità di alvei, nel 46% dei casi sorgono interi quartieri e il 39% ha costruito in queste zone strutture turistiche e commerciali”, era possibile leggere scorrendo le pagine dell’indagine.

Da quel che si vede nessuno si è preso il disturbo di buttarci neppure un occhio. Di certo non lo devono aver fatto il governatore della Liguria, Giovanni Toti e il suo Assessore all’urbanistica Marco Scajola. La giunta regionale ha varato la sua proposta di nuovo Piano Casa che passerà a breve all’esame del Consiglio. “Un piano casa per tutti, permanente e non più provvisorio, che dà più certezze e più lavoro al comparto edile. Le imprese potranno programmare meglio la loro attività e  i cittadini potranno decidere gli interventi per le proprie abitazioni sulla base di un provvedimento frutto di una legge e non di norme provvisorie”, dice Scajola. “Il Piano casa non prevede piscine o eliporti ma riordina le norme di edilizia… Oggi la Liguria è all’avanguardia per chi voglia riqualificare la propria abitazione o il proprio immobile, per chi voglia investire nell’edilizia senza per questo cementificare alcunché. Questo Piano garantirà la ripresa e lo sviluppo del settore edile, che oggi conta in Liguria oltre 4000 disoccupati diretti, oltre a quelli dell’indotto”, aggiunge Toti. Insomma un’autentica panacea per una Regione piegata dalla disoccupazione. Una misura efficace per la ripresa. Forse solo in quell’ottica. Perché il nuovo Piano ha tutte le caratteristiche di una nuova bomba gettata in acque già agitate. Un ulteriore, si teme definitivo, sfregio ad un Paesaggio già segnato dalle politiche urbanistiche della giunta Burlando. Le norme incriminate due. Quella che permette attività edilizia nei parchi e l’altra, che concede a chi riqualifica immobili di aumentare i volumi del 35%. Ce n’è abbastanza per essere preoccupati.

Anche perché la situazione idrogeologica ligure è in progressivo e costante peggioramento. Come sostengono inascoltati i report annuali dell’Ispra e di Legambiente. Suolo consumato ben oltre ogni misura e coste trasformate da sempre nuove strutture turistiche e da porti, piccoli e grandi. Morti e disastri che hanno tutta l’aria di risultare “inutili”. Viene in mente la frana sul treno deragliato fra Cervo e Andora nel Ponente ligure e la schiera di villette soprastante da cui si è staccato il terrazzo-parcheggio: era il gennaio 2014. Tre anni prima c’era stata l’alluvione di Genova con sei morti ed una serie di danni quasi incalcolabile. Tutto procede secondo le regole della politica. Le differenze, se esistono, non riguardano il settore edilizio. E’ sulla sua “vitalità” che si gioca la partita del rilancio. Per questo il Pd di Burlando non si differenzia da Fi di Toti. Nella sostanza aldilà delle dichiarazioni.

“Questa regione deve cambiare progetto di sviluppo”, diceva nel 2014 Santo Grammatico, presidente ligure di Legambiente. E’ quella la strada. Inequivocabilmente. Peccato che siano ancora troppo pochi quelli che l’hanno capito. Peccato che il Toti di “Non c’è sviluppo senza ripresa edilizia” non voglia proprio farsene una ragione. Quasi che abbia deciso che frane e alluvione non sono ancora abbastanza.