La magistratura romana ha archiviato l’inchiesta sulle sparizioni di Emanuela Orlandi e di Mirella Gregori, avvenute rispettivamente il 22 giugno ed il 7 maggio 1983. Il provvedimento di archiviazione è stato firmato dal gip Giovanni Giorgianni su richiesta del procuratore Giuseppe Pignatone e dei pm Simona Maisto ed Ilaria Calò. Il gip, in particolare, ha respinto l’opposizione alla richiesta di archiviazione fatta dai familiari delle due donne scomparse. L’inchiesta vedeva sei indagati per concorso in omicidio e sequestro di persona: monsignor Pietro Vergari, ex rettore della basilica di Sant’Apollinare (dove per anni è stato sepolto Renatino De Pedis, uno dei boss della Banda della Magliana), Sergio Virtù, autista di Enrico De Pedis, Angelo Cassani, detto Ciletto, Gianfranco Cerboni (Giggetto), Sabrina Minardi, considerata una “supertestimone” dell’inchiesta, e Marco Accetti.

Secondo il gip Giovanni Giorgianni “gli accertamenti probatori acquisiti nel corso delle indagini preliminari sono, allo stato, non provvisti della consistenza, neppure indiziaria, necessaria a sostenere l’accusa in giudizio e a giustificare un vaglio dibattimentale, né paiono utilmente esperibili ulteriori indagini con la finalità di valorizzare quegli elementi dotati di una più significativa, ancorché incongruente, pregnanza investigativa”. Come scrive il giudice nelle 63 pagine di ordinanza “tutte le segnalazioni anche quelle fondate su meri sospetti, sono state accuratamente verificate. E molte di esse si sono rivelate il tentativo da parte di chi ha cercato di trarre un vantaggio dall’interesse sulla vicenda”. “L’enorme sforzo investigativo degli organi inquirenti – per il gip – ha fatto confluire all’interno del procedimento un materiale imponente che si è stratificato nel tempo e che, tuttavia, pur incrementandosi, non ha mai acquistato un sufficiente grado di coerenza, di precisione e di concordanza”.

Secondo il magistrato, alla luce del lavoro investigativo svolto, le lacune emerse “non paiono utilmente colmabili con ulteriori approfondimenti”. Ed a proposito dell’attendibilità dei soggetti che hanno parlato della sparizione delle due ragazze il gip si sofferma sul fotografo Marco Accetti, che rimane indagato in un altro procedimento per calunnia ed autocalunnia, e la supertestimone Sabrina Minardi. La personalità del primo, secondo Giorgianni, “è caratterizzata da smania di protagonismo e da pubblicizzazione della propria immagine, con una spasmodica ricerca di accesso ai media e della loro costante attenzione”. Un soggetto, in sostanza, inattendibile in quanto “portato a inventarsi storie e situazioni”. Quanto alla Minardi, il gip sottolinea come “l’esito negativo, al di là delle ulteriori versioni offerte dalla teste circa le modalità con le quali i rapitori si erano disfatti del cadavere della Orlandi, è dipeso dall’incapacità della Minardi di fornire informazioni precise ai fini dell’individuazione del luogo in cui il riferito disfacimento del cadavere fosse avvenuto”. La stessa Procura, quando aveva avanzato richiesta di archiviazione, aveva spiegato che per tutte le ipotesi investigative “non sono emersi elementi idonei a richiedere il rinvio a giudizio di alcuno degli indagati”.

Il fratello di Emanuela Orlandi, Pietro, annuncia nuove iniziative: “Non ci arrendiamo, vogliamo la verità. Valuteremo con i nostri legali le azioni da intraprendere, anche il ricorso in Cassazione. Rinnovo quindi l’appello a Papa Francesco perché ci possa aiutare ad arrivare alla verità”.

Entrambe le ragazze al momento della scomparsa avevano 15 anni, ma non si conoscevano né avevano frequentazioni in comune. Tra il 1983 e il 1984 con diversi comunicati i Lupi Grigi, organizzazione turca di estrema destra, affermarono di custodire le giovani, ma le indagini non portarono a niente. La Gregori era la figlia di un barista, sparì dopo essere andata a un appuntamento con una persona mai identificata.

Più noto il caso della Orlandi, anche per il fatto che era una cittadina vaticana, figlia di un commesso della Prefettura della Casa Pontificia. La sua storia è diventata negli anni sempre più controversa e nelle ricostruzioni uscite anno dopo anno sono stati ritenuti coinvolti, via via, lo stesso Vaticano, lo Stato italiano, ma anche lo Ior, il Banco Ambrosiano, la Banda della Magliana, servizi segreti di più Paesi. Dopo le prime inchieste finite in un nulla di fatto la Procura di Roma aprì un nuovo fascicolo nel 2006 dopo un’intervista a Sabrina Minardi, ex moglie del calciatore della Lazio Bruno Giordano e soprattutto compagna di De Pedis nel periodo della scomparsa di Emanuela Orlandi. Secondo quanto riferì la Minardi, il rapimento della ragazzina fu ad opera dello stesso De Pedis su ordine di monsignor Paul Marcinkus, presidente dello Ior per 18 anni, per “dare un messaggio a qualcuno sopra di loro”. Anni dopo la ricostruzione fu confermata da Antonio Mancini, altro componente della Banda della Magliana, che – intervistato dalla Stampa – dichiarò che il sequestro da parte della banda fu necessario per “ottenere la restituzione del denaro investito nello Ior attraverso il Banco Ambrosiano”. Ma dopo le indagini la Procura ha chiesto l’archiviazione ora accolta dal tribunale.