Nelle stesse ore in cui la Consulta decide sulla costituzionalità della legge Severino sul caso de Magistris, vene sospesa l’inibizione disposta dall’Autorià nazionale anticorruzione nei confronti del governatore Mario Oliverio. Lo ha deciso il Tar del Lazio dopo che i giudici amministrativi di Catanzaro avevano dichiarato la loro incompetenza. Il provvedimento ha effetto fino a quando la vicenda non sarà discussa nel merito. Discussione che dovrebbe avvenire il 4 novembre quando, al termine della camera di consiglio, il Tar del Lazio dovrà esprimersi sulla sanzione firmata da Raffaele Cantone il quale aveva disposto un’interdizione di tre mesi per il presidente della Regione Calabria.

A inizio settembre, il presidente dell’Anac aveva dichiarato illegittima la nomina, fatta da Oliverio, del commissario straordinario dell’Asp di Reggio Calabria Santo Gioffré. Una nomina che, stando alla delibera di Cantone, non poteva essere conferita in quanto viola il decreto n.39 del 2013, finalizzato alla “prevenzione e alla repressione della corruzione e dell’illegalità nella pubblica amministrazione”. “Gli incarichi di direttore generale, direttore sanitario e direttore amministrativo nelle aziende sanitarie locali – è scritto infatti nel decreto dell’Anac – non possono essere conferiti a coloro che nei cinque anni precedenti siano stati candidati in elezioni europee, nazionali, regionali e locali, in collegi elettorali che comprendano il territorio della Asl”.

Nel 2013, Gioffré è stato candidato (ma non eletto) a sindaco di Seminara, comune che ricade nel comprensorio sanitario della stessa Asp di cui era commissario straordinario. A segnalare l’anomalia all’Anticorruzione era stata la parlamentare del Movimento Cinque Stelle Dalila Nesci, che aveva chiesto invano al governatore Oliverio la rimozione del commissario Gioffré. Dal canto suo, la Regione ha sempre sostenuto che il decreto 39 del 2013 non è stato violato, in quanto Santo Gioffré era un commissario straordinario e non un direttore generale. Giustificazione che non condivisa dall’Autorità Nazionale Anticorruzione che ha proceduto con l’interdizione di Oliverio, oggi sospesa dal Tar del Lazio.

“È stata accolta – ha dichiarato il governatore interdetto – la nostra richiesta di sospensiva del provvedimento che sospende i poteri di nomina. Un provvedimento ritenuto, non solo da noi, incongruo per la semplice ragione che la verifica di eventuali elementi di inconferibilità dell’incarico non può essere addebitate al presidente della Giunta regionale o all’organo di governo”.

“Non rilevandosi colpa grave o dolo, nel caso specifico – ha aggiunto Oliverio – si sarebbe potuto e dovuto evitare di irrogare la sanzione nei nostri confronti. Ho deciso di impugnare il provvedimento proprio per questo, contribuire al necessario chiarimento e determinare necessarie correzioni e modifiche, come d’altronde ha avuto modo di sottolineare anche l’Autorità nazionale anticorruzione, in una legislazione confusa che ha il solo merito di determinare incertezza e di alimentare un inutile contenzioso. Sono convinto che con questo pronunciamento del Tar si è messo un tassello per andare in questa direzione”.