Plateale dietrofront del ministro dell’Economia e delle Finanze, Pier Carlo Padoan, che, in occasione del convegno dei giovani di Confindustria a Capri, dove è intervenuto sabato scorso, ha scodellato tutte le bellezze della nuova legge di Stabilità, in primis la validità della norma sull’aumento del contante da 1.000 a 3mila euro. Alla domanda del giornalista Gerardo Greco, che gli ha ricordato la soglia finora vigente imposta dal governo Monti con il decreto Salva Italia, Padoan ha replicato con fiera convinzione: “Io le rispondo da professore pedante quale sono. Mi piacciono i fatti e i numeri, sarà un mio vecchio vizio. Il primo fatto è che, se si guarda quello che succede nei Paesi avanzati e ci si chiede sull’esistenza di una correlazione tra limite al contante ed economia sommersa e quindi evasori, la risposta è no. Quindi” – puntualizza – “se si dice che aumentando il contante ne segue un aumento dell’evasione, io dico che non è vero. Ma il punto che mi interessa di più è questo: la lotta all’evasione sta cambiando e stiamo cominciando ad ottenere risultati visibili“. Completamente agli antipodi la posizione del ministro lo scorso anno, quando, il 19 novembre 2014, durante un Question Time alla Camera, rispondendo a una interrogazione del deputato di Scelta Civica, Gianfranco Librandi, così si espresse in difesa del limite del contante a 1000 euro: “La scelta di limitare la circolazione del contante e di procedere a un progressivo abbassamento della soglia è motivata dall’esigenza di fare emergere le economie sommerse in considerazione del vasto utilizzo di tale modalità di pagamento in Italia e alla necessità di aumentare la tracciabilità delle movimentazioni finanziarie per contrastare il riciclaggio dei capitali di provenienza illecita, l’evasione e l’elusione fiscale“. E aggiunse: “Va ricordato, poi, l’elevato costo di gestione del contante, che secondo le più recenti stime, comporta un onere in media pari allo 0,4 per cento del Pil, che diventa 0,5 in un Paese come l’Italia, per un ammontare pari a circa 8 miliardi di euro l’anno.”. Poi la chiosa finale, che è la smentita definitiva alla tesi odierna del ministro: “La normativa volta a limitare la circolazione del contante, se rafforzata da interventi paralleli tesi a incentivare l’utilizzo della moneta elettronica e degli altri strumenti di pagamento, produce prevedibili effetti positivi sui consumi