Da una parte un autorevole parlamentare, membro della commissione di Vigilanza sulla Rai. Dall’altra una famosa conduttrice che, grazie alla tv pubblica, ha conquistato notorietà e successo. Lui è Michele Anzaldi, deputato del Partito democratico. La signora, invece, è Antonella Clerici, regina della “Prova del cuoco”. Che, armeggiando tra telecamere e fornelli, sembra aver cucinato un piatto decisamente indigesto per l’onorevole dem. Tutto a causa di un’intervista galeotta rilasciata dalla stessa Clerici, qualche settimana fa, al Corriere.it, in cui denunciava un caso di discriminazione ai suoi danni per essere stata addirittura “esautorata”, sei anni fa, dalla guida del programma. Per di più in conseguenza del suo stato di gravidanza. Un’accusa pesante che, però, ha finito per rivelarsi un vero e proprio boomerang quando il 15 ottobre, con un atto ufficiale, i vertici di Viale Mazzini hanno sconfessato la sua versione.

GRAVE ABUSO “Non sono rimasta male per il fatto di essere andata in maternità – ha raccontato la conduttrice nel video –. Ma per il fatto che mi hanno, come dire, fatto fuori anche l’anno dopo quando la mia bambina era già nata”. Parole che hanno fatto saltare dalla sedia l’onorevole Anzaldi. “Se quanto sostiene la Clerici risponde al vero, saremmo di fronte ad un grave abuso dei dirigenti dell’epoca, un’accusa infamante per qualsiasi azienda, a maggior ragione trattandosi del servizio pubblico radiotelevisivo, pagato con i soldi dei cittadini”, tuonò allarmatissimo il commissario della Vigilanza all’indomani dell’intervista. Detto fatto. Carta e penna alla mano il parlamentare del Pd ha chiesto chiarimenti immediati al presidente e al direttore generale della Rai, Monica Maggioni e Antonio Campo dall’Orto. Per sapere, senza tanti giri di parole, “se le accuse della Clerici rispondano al vero e, in caso affermativo, se intendano avviare un’inchiesta interna al fine di accertare eventuali responsabilità”. Non basta. Anzaldi domandava pure quali misure “l’azienda intenda assumere al fine di evitare che in futuro possano essere ancora assunte condotte discriminatorie verso le donne in caso di maternità”.

CANZONE STONATA A Viale Mazzini sono caduti dalle nuvole. Condotte discriminatorie? Ma quando mai. Chiarendo le ragioni che hanno indotto la Rai a sostituire la Clerici dall’inizio della maternità (dal 15 dicembre 2008, a cavallo dell’edizione 2008-2009 del programma, e per l’anno successivo) con Elisa Isoardi, i vertici Rai raccontano una storia diversa. Già ad aprile 2009, si legge nella risposta, la Clerici “è tornata alla conduzione di 9 puntate di prima serata di ‘Ti lascio una canzone’, inoltre, a partire da settembre 2009, è stata impegnata nella preparazione ed impostazione del Festival di Sanremo che ha poi condotto a febbraio 2010, conduzione a cui è seguita, nella primavera 2010, quella di altre 10 puntate di prima serata di ‘Ti lascio una canzone’”. Insomma, non esattamente il curriculum di una conduttrice fatta fuori. Non solo. In merito alla mancata conduzione dell’edizione 2009-2010 della ‘Prova del cuoco’, scrivono ancora da Viale Mazzini, “si ritiene comunque opportuno mettere in evidenza come sia prassi lasciare la conduzione di programmi quotidiani in relazione alla gravosità dell’impegno per la preparazione del Festival”. Una prassi che alla Rai comprovano anche citando un precedente: quello di Carlo Conti nelle due ultime edizioni de “L’Eredità”.

SCONFESSIONE IN DIRETTA Ad Anzaldi non è rimasto altro da fare che prendere atto. Con la sensazione di essere stato fuorviato da chi denunciava “condotte discriminatorie” ai suoi danni per di più legate alla delicata fase della gravidanza. Al punto da non riuscire a nascondere una certa indignazione. “La risposta di Viale Mazzini rivela che le cose non stanno come raccontate dalla Clerici”, commenta con ilfattoquotidiano.it il commissario della Vigilanza Rai. Che si sfoga: “Di fronte alle accuse della conduttrice ho ritenuto opportuno chiedere spiegazioni rispetto ad una sgradevole vicenda che avrebbe potuto configurare una grave violazione dei diritti delle donne in maternità, per di più in un’azienda pubblica”. Peccato si sia rivelato tutto inutile. “La risposta dei vertici Rai, arrivata con un atto ufficiale e non con un’intervista – conclude infatti Anzaldi – sconfessa la ricostruzione di questa ricca signora che ha provato, con scarso successo, a recitare la parte della vittima”.
Twitter: @Antonio_Pitoni