“Ti acceco con le mie dita. Ho preso la mia decisione, anche se mi arrestano c’è chi viene a cercarti. tu morirai”. Questa l’ennesima minaccia di morte ricevuta su Facebook dal giornalista siciliano Paolo Borrometi, corrispondente dell’agenzia Agi e direttore di laspia.it . Gli autori di questi e di altri messaggi intimidatori sono – ricostruisce l’Ansa – Venerando Lauretta, già in carcere per associazione mafiosa e il figlio, Riccardo Lauretta. Con il suo lavoro il giornalista ha raccontato vicende di mafia e di colletti bianchi, oltre ad alcuni approfondimenti sulle corse clandestine di cavalli.

Come scritto da ilfattoquotidiano.it, Borrometi aveva già ricevuto diverse minacce, tra cui un’incendio del portone di casa e un pestaggio. “Quale sarebbe, stavolta, la mia colpa? Quella di aver denunciato, tra gli altri, anche lui e suo figlio – si sfoga il giornalista – Per Lauretta, suo figlio non dovevo denunciarlo… Lui può minacciarmi a seguito di alcuni miei articoli, loro possono minacciare di morte tranquillamente ma noi non possiamo denunciare. Eppure chi crede nella giustizia deve denunciare… Sono stanco, dobbiamo fare quadrato contro questi mezzi uomini”.

Il cronista siciliano ha ricevuto la solidarietà del senatore del Movimento 5 Stelle, Michele Giarrusso: “E’ inammissibile e inconcepibile che nel nostro paese si possa minacciare impunemente di morte un giornalista. Lauretta e Ventura, mafiosi di Vittoria (Rg) pensano forse di vivere in una repubblica delle banane? Non si può permettere che queste minacce restino impunite e cadano nel silenzio. La misura è colma. Ma questa delinquenti stanno commettendo un grave errore: Paolo Borrometi, ma anche Nello Trocchia (collaboratore del fatto.it, ndr) e tutti i giornalisti coraggiosi e indipendenti come loro non sono soli. Il Movimento chiederà misure urgentissime per far cessare queste infami minacce”.