TREJ15-logo-copyGli uomini si esercitano a guerreggiare per finta, seguendo il motto “si vis pacem para bellum”.

Un tempo da piccoli si accontentavano di cowboy e indiani, più grandi di Risiko, oggi basta che firmino per fare la carriera militare ed ecco che possono avere il culo di giocare con le esercitazioni della Nato.

È quello che succederà nei prossimi giorni con Trident Juncture 2015, la più grande esercitazione dell’anno ed una delle più importanti in Europa da molti anni a questa parte. E’ iniziata il 3 ottobre, ma entrerà nella fase più “stimolante” il 21 ottobre con l’impiego dal vivo delle unità militari. Vi partecipano oltre 230 unità terrestri, aeree e navali e forze per le operazioni speciali di 28 paesi alleati e 7 partner, con 36 mila uomini, oltre 60 navi e 200 aerei da guerra, anzitutto cacciabombardieri a duplice capacità, convenzionale e nucleare. Per la prima volta anche l’Ucraina è accolta.
Esercitazione autorizzata sul nostro suolo dal ministro Pinotti, nonostante il parere negativo, ma non vincolante, del Comipa (Comitato paritetico misto per le servitù). A detta del ministro Pd i giochi di guerra rappresentano (udite, udite) “una necessità ineludibile”.

Come al solito, la prona Italia offre il suo generoso contributo di basi: Trapani, Poggio Renatico e Capo Teulada. Ma se a Trapani ed a Poggio Renatico ci saranno solo simulazioni, invece a Capo Teulada fra poco si sparerà per davvero.

Del resto, i poveri sardi, con il loro 65% di servitù militari in Italia, non possono realisticamente pretendere di essere esentati dal beccarsi un po’ di utilizzo di missili anticarro Tow, Spike, Milan. E poco importa che Capo Teulada sia un paradiso naturale con la sua splendida spiaggia di Cala Zafferano. Sì, un po’ di opposizione c’è, come il comitato Gettiamo le Basi, le associazioni ed i movimenti indipendentisti, e del resto sicuramente la stragrande maggioranza degli isolani farebbe a meno delle sparatorie sul suo territorio, anche perché a Capo Teulada una parte degli ordigni rimangono inesplosi ed anche perché non è che le zone sede di poligoni siano così salutari, come l’inferno di Quirra insegna.

I sardi sono contrari alle servitù militari, ma hanno un governatore dello stesso partito non solo della precitata Pinotti, ma anche di quel ministro Galletti, che con il suo decreto 91 del 2014 (poi convertito in legge) equiparò le aree militari a quelle industriali, così automaticamente aumentando la soglia di inquinamento di residuati bellici. I limiti soglia per sostanze inquinanti come il cobalto e l’arsenico passarono rispettivamente da 20 mg/kg a 50 e 250 mg/kg. Stesso discorso per gli idrocarburi cancerogeni come il cloruro di vinile, la cui soglia limite fu alzata di dieci volte. Cosa disse allora il governatore Pigliaru ritrovandosi la propria terra legittimamente più inquinata di prima? E cosa dice oggi? Frasi di circostanza, che fanno fine e non impegnano.

Poche speranze per i sardi, dunque, anche per il futuro. Del resto, il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Danilo D’Errico (il nostro “dottor Stranamore”) ha di recente esplicitamente gelato le aspettative di una riduzione delle servitù militari in Sardegna, così dicendo davanti alla Commissione Difesa della Camera: “Il numero dei poligoni militari, è di mera sufficienza, cioè siamo ad un livello tale che non possiamo scendere al di sotto di quello che abbiamo, non possiamo più perdere spazi. Percepiamo la necessità di essere ecosostenibili, stiamo sollecitando l’industria per un munizionamento verde, con meno sostanze nocive, cerchiamo di fare il massimo, ma alla fine il colpo parte (risata, ndr), non possiamo evitarlo”.
I militari quindi continueranno a fare i loro costosissimi comodi (ovviamente il costo dell’operazione è top secret), però ai sardi resta una consolazione: in futuro si lanceranno ordigni “verdi”.