“Non dire belinate” non è un’offesa all’onore e al decoro di una persona perché è ormai un’espressione accettata nel linguaggio comune. A esprimersi sul tipico termine ligure è stata la Cassazione. La vicenda, riportato dal Secolo XIX, fa riferimento a un litigio familiare per una questione di eredità. “Stai zitto e non dire belinate” disse una donna del Tigullio al cognato. Per questo motivo, l’uomo la denunciò per ingiuria e diede inizio a una lunga battaglia giudiziaria. Il giudice di Pace di Rapallo, nel primo grado, e poi il tribunale di Genova, nel secondo grado, hanno condannato la donna a 260 euro di multa e al risarcimento dei danni  e delle spese legali. Ma a distanza di tre anni, la suprema Corte ha sdoganato il termine. La sentenza numero 35027/2015 ha infatti specificato che “non integrano il reato di ingiuria le espressioni verbali, caratterizzate da terminologia scorretta e ineducata, che pur risolvendosi in dichiarazioni di insofferenza rispetto all’azione del soggetto nei cui confronti sono dirette, non si traducono in un oggettivo giudizio di disvalore sulle qualità personali dello stesso, e che risultano ormai accettate dalla coscienza sociale secondo un criterio di media convenzionale”