Il lavoro fino alle 18, poi hanno riempito il bagagliaio della macchina con tenda, sacco a pelo e fornellino da campo e sono partiti. La notte prima di “Italia 5 Stelle” per gli attivisti, anche se loro preferiscono farsi chiamare “elettori impavidi”, è nel campeggio ai piedi dell’Autodromo di Imola. Beppe Grillo è a pochi chilometri di distanza: intrattiene mille ospiti alla festa di finanziamento nell’hotel 4 stelle all’uscita dell’autostrada. Arriva la voce che dopo la cena abbia suonato anche un pezzo alla pianola e tra i camper scappa una risata: loro rispondono con una chitarra e la polenta cucinata a cielo aperto.

Video di Giulia Zaccariello

 

Operai, dipendenti, imprenditori disoccupati e studenti. Quello che fu (e a volte è ancora) il popolo della rete si incontra al freddo davanti alle tende. Le idee restano tante e un po’ confuse, ma a rassicurare ora ci sono le certezze: “I nostri parlamentari sono gli unici politici che hanno deciso di rinunciare a qualche privilegio, mentre gli altri ci chiedono di tirare la cinghia”, dice Filippo che fa il saldatore e giura che nelle pause dai turni va su Youtube a guardarsi le sedute in Parlamento. A Imola sono venuti per “la comunità”, ma anche per dire la loro opinione a chi sta un po’ più in alto nella catena. In coro chiedono che Luigi Di Maio diventi il candidato premier “perché è la faccia giusta per convincere anche le vecchiette e non si è mai fatto una canna”. Le regole devono però restare quello che sono. “E’ anche per questo che crediamo nel Movimento”. Che vuol dire: Alessandro Di Battista non può interrompere il suo mandato da parlamentare per candidarsi a sindaco di Roma, prima vengono i programmi e non le persone eccetera eccetera. La piattaforma Rousseau annunciata da Casaleggio? E’ in lavorazione da tanti mesi, ma non importa. Ora la democrazia partecipativa non è più il centro principale della questione.

Solo un anno fa i 5 Stelle si erano trovati al Circo Massimo di Roma per leccarsi le ferite dopo il brutto colpo delle elezioni Europee. Oggi si rivedono da sopravvissuti, militanti di un partito (finalmente anche loro hanno sdoganato la parola impronunciabile) che viaggia alto sui sondaggi di ogni venerdì. E se Grillo e Casaleggio fossero tra le piazzole troverebbero tante risposte ai dubbi di mezza età della loro creatura politica.

“C’è da decidere se vogliamo diventare grandi oppure no, questo è il momento per farlo”. Fulvio è arrivato con il suo taxi e a mezzanotte sta ancora piantando l’ultimo picchetto. Viene da Nichelino, vicino Torino, e dice che quando ha tempo aiuta i consiglieri in Comune: “Siamo un paese piccolo, ma siamo in pochi e c’è tanto da fare. Io prima ho sempre delegato e non mi sono mai interessato alla vita politica. Poi sono stato contagiato”. Daniele invece viene da Busto Arsizio, in provincia di Varese, ma è tornato in Italia dopo tanti anni trascorsi in Spagna: “Quando me ne sono andato questo Paese faceva schifo. Ora sono qui per vedere l’ambiente e capire”. 

Filippo e Salvatore invece sono studenti universitari di 21 e 19 anni e frequentano la facoltà di Giurisprudenza. Potenziali candidati per il futuro in un Movimento che predica il ricambio continuo e stuzzica le ambizioni di tanti. “Per ora non ci abbiamo pensato, ma siamo qui per fare numero in una manifestazione importante”. Attaccano con il nastro adesivo la bandiera con le stelle sopra la tenda perché “magari Grillo viene a farsi una foto”: “Il Movimento 5 Stelle è l’unica reale alternativa al disastro della partitocrazia. Se non si fosse presentato io non avrei mai votato. La cosa bella? E’ che loro torneranno a fare il loro mestiere”.

Piero è sceso in auto con gli amici di Magenta e Paderno Dugnago, hinterland di Milano. “Prima pensavo che bastava vincesse il Milan e poi ero a posto. Io ora mi emoziono anche. Non vedo l’ora che arrivino delle giornate come queste per respirare un po’ di speranza per il futuro”. Silenzio, gli amici lo guardano con la faccia che dice “questa volta l’hai sparata grossa”, e poi scoppiano in una risata.