La Banca d’Italia avverte il governo, che giovedì ha varato una legge di Stabilità da 27 miliardi coperta per metà in deficit: “L’occasione offerta dalle condizioni finanziarie e monetarie eccezionalmente favorevoli e dal progressivo rafforzamento della ripresa” andrebbe sfruttata per “assicurare una chiara e progressiva riduzione del debito“. Che in agosto ha raggiunto quota 2.184 miliardi di euro. Un ammonimento in linea con quello arrivato una settimana fa dal presidente della Bce Mario Draghi, che ha invitato tutti i Paesi dell’Eurozona con elevati debiti pubblici a approfittare dei tassi di interesse più bassi del previsto per ridurre la “zavorra” e non per aumentare la spesa.

Via Nazionale, pur apprezzando la riduzione di alcune imposte prevista dalla manovra, “coerente con l’esigenza di diminuire l’elevata pressione fiscale che costituisce un freno alla crescita“, torna poi a sottolineare che “gli interventi più direttamente efficaci sono quelli di riduzione del carico sui fattori della produzione”, mentre l’abolizione della tassa sulla casa “potrebbe avere effetti circoscritti sui consumi“. Il ministro Pier Carlo Padoan, nel difendere l’operazione che invece non lo convinceva quando era capo economista dell’Ocse, ha sostenuto al contrario che visto che “l’80% degli italiani ha una casa”, “eliminare la pressione fiscale vuol dire dare reddito a sostegno dei consumi”.

Secondo palazzo Koch “nel complesso del 2015 la crescita potrebbe rivelarsi lievemente superiore allo 0,7 per cento anticipato nel Bollettino dello scorso luglio”. L’attività economica “ha ripreso a crescere dall’inizio del 2015, a ritmi intorno all’1,5 per cento in ragione d’anno“. L’andamento della produzione industriale, il rafforzamento della fiducia di imprese e famiglie e le inchieste sui responsabili degli acquisti “indicano la prosecuzione della crescita nel terzo trimestre a tassi analoghi a quelli della prima metà dell’anno”. Tuttavia “sulle prospettive di crescita pesa tuttavia l’acuirsi dei rischi sull’andamento della domanda estera”. Quanto all’andamento dell’occupazione, secondo Bankitalia l’aumento dei posti di lavoro nel corso del 2015 “ha riflesso soprattutto la ripresa ciclica”, ma “ha beneficiato altresì dei recenti provvedimenti adottati dal governo in tema di decontribuzione e di riforma del mercato del lavoro”.