Sono Alfred Newman e John Williams i due compositori di colonne sonore ad essersi aggiudicati il più alto numero di Premi Oscar: ben 9 il primo (per titoli, tra gli altri, come Bernadette del 1943 e Camelot del 1967) e 5 il secondo (per pellicole d’eccezione come, tra le altre, E.T. l’Extra-Terrestre del 1982 e Schindler’s List del 1993), e questo a fronte delle rispettive 45 e 49 nomination totali (che collocano Williams al secondo posto, dietro al solo Walt Disney, per numero di nomination Oscar complessive). I casi e le anomalie nell’ambito dei riconoscimenti Oscar alle migliori colonne sonore non sono pochi, a cominciare da quello di Jerry Goldsmith e Victor Young, compositori che nonostante le rispettive 16 e 19 nomination, sono riusciti infine a portare a casa una sola statuetta a testa. Ancor più strani, o diremmo sfortunati, sono però i casi di quei compositori che, nonostante abbiano collezionato un buon numero di nomination, non hanno mai avuto la fortuna, o se vogliamo l’onore, di impugnare il più antico e prestigioso premio cinematografico al mondo.

Cominciamo dunque dal più nominato senza giusta causa tra i compositori hollywoodiani, Alex North, che ha collezionato ben 15 nomination senza mai ottenere l’anelata vittoria: parliamo di film come Un tram chiamato desiderio (regia di Elia Kazan, 1951), Spartacus (regia di Stanley Kubrick, 1960) e Cleopatra (regia di Joseph L. Mankiewicz, 1963), oltre a quel 2001: Odissea nello spazio le cui musiche, commissionate da Kubrick, non vennero mai utilizzate. È poi il figlio di Alfred Newman, Thomas, a essersi aggiudicato 12 nomination senza mai accedere al privilegio della statuetta placcata in oro 24 carati, e questo nonostante titoli di assoluto rilievo: Le ali della libertà (regia di Frank Darabont, 1994), Il miglio verde (regia di Frank Darabont, 1999) ed Era mio padre (regia di Sam Mendes, 2002) sono solo alcune tra le prestigiose pellicole firmate da un compositore appartenente a una vera e propria dinastia musicale.

Oltre al padre infatti, sono suoi parenti Lionel Newman (zio), Emil Newman (zio), David Newman (fratello) e Randy Newman (cugino), una nutrita famiglia di musicisti e compositori tutti attivi, a vario titolo, nella musica per il cinema. Va poi ricordato Robert Emmett Dolann, compositore attivo ad Hollywood dagli anni ’40 del secolo scorso come direttore musicale per la Paramount e che può vantare nel suo catalogo ben 8 nomination Oscar: Birth of the Blues (regia di Victor L. Schertzinger, 1941), Le campane di Santa Maria (regia di Leo Mc Carey, 1945) e Avventura in Brasile (regia di Norman Z. McLeod, 1947) sono solo tre degli otto titoli, tutti musicati tra il 1941 e il 1947, che hanno fruttato al compositore statunitense le nomination che lo hanno portato a un soffio dall’ambitissimo Premio Oscar.

Una piccola schiera di compositori che potremmo dunque definire gli eterni nominati: un piccolo gruppo di grandi musicisti all’interno del quale rientra anche l’italiano Ennio Morricone che, a fronte di 5 nomination per film come I giorni del cielo (regia di Terrence Malick, 1978), The Mission (regia di Roland Joffé, 1986), Gli intoccabili (regia di Brian De Palma, 1987), Bugsy (regia di Barry Levinson, 1991) e Maléna (regia di Giuseppe Tornatore, 2000), non ha mai ottenuto il più che meritato riconoscimento. Un riconoscimento infine giunto nel 2007 con l’Oscar alla Carriera, “per i suoi magnifici e multisfaccettati contributi nell’arte della musica per film”. Un premio, quello dell’Oscar Onorario, già precedentemente tributato, nel 1987, al più illustre tra gli eterni nominati, il summenzionato Alex North, “in riconoscimento delle sue brillanti capacità artistiche nella creazione di memorabili musiche per una miriade di film notevoli”, il che rende i due compositori gli unici musicisti ad essere stati pregiati di un riconoscimento che va ben oltre il singolo Oscar, un premio che colloca chi ha la fortuna e il merito di riceverlo nell’olimpo dell’arte cinematografica.