Si respira aria retrò nella villa liberty di Massimiliano Fragalà pied dans l’eau di Mondello. Massimiliano ha l’abilità di mettere insieme un mucchio di gente dai talenti più svariati: da Luca Zingaretti al direttore d’orchestra Alberto Veronesi, dal premio Oscar Vittorio Storaro a Maria Grazia Cucinotta e all’avvocato penalista Vincenzo Lo Re, scrittore per caso di un noir “Come un castello di sabbia”. Ma erano di casa anche Leonardo Sciascia e Paolo Borsellino, amici personali di suo padre.

Adesso tocca a Vito Petrotta Reyes, in arte Vitussi, fare librare nell’aria note di tango e trasformare la terrazza spalancata sul mare in una milonga. Vito faceva il giornalista e (ha smesso un attimo prima di trovarsi a fare la fame), adesso è ritornato a Mondello, balla il tango e crea borse-scrigno, tutti pezzi unici. Negli emirati impazziscono per il modello “vegano” in fibra di fico d’india dove al posto del manico usa una piccola rubinetteria in ottone. Abita da sempre nella casa dove è nata l’aristo-artista di trompe l’oeil Coralli Hardouin di Belmonte e dice: “Al netto delle cose brutte, è un perfetto equilibrio tra sole e mare e, con un clima che si va ‘tropicizzando’, il lungomare di Mondello sembra Ocean Drive di Miami”.

“Che minchia, ci torni a fare Palermo?”, così Fiorello con i suoi modi da fratello maggiore si rivolge a Othelloman, seguitissimo rapper di denuncia. Che invece ha deciso di trasferirsi qui per iscriversi alla facoltà di Comunicazione per Media e Istituzioni. Per tre anni ha fatto parte dell’Edicola Fiore. Sveglia alle 4 del mattino. Alle 5 si ritrovavano, come due amci al bar, e partiva la loro “scorribanda” d’intrattenimento. Tra i suoi rap più amati “U Tagghiamu ‘Stu Palluni …?!”. Prossimamente in uscita “Me l’aspettavo…!” dedicato a padre Pino Puglisi, ammazzato dalla mafia. Da pugno nello stomaco. Mentre il parroco apriva il cancello di casa, il sicario alle sue spalle:”Parri’, chista è ‘na rrapina”. Lui si volta, un sorriso e un criptico: “Me l’aspettavo”. Un andare incontro alla morte sorridendo che è rimasto nell’anima nera del suo carnefice che, anni dopo, ha confessato. Padre Pino lo hanno fanno beato. Troppo tardi. Questo è uno dei suoi messaggi potenti (“Non ho paura delle parole dei violenti, ma del silenzio degli onesti”) che porta in giro tra i banchi di scuola e di università in tutta Italia. Amaro, sarcastico, netto e preciso a suon di rap sfoglia il dizionario dell’illegalità. Al nero su nero di sciasciana memoria Othello vuole sostituire il nero su bianco, in clima di una nuova trasparenza.

E così il longevo Leoluca Orlando, al quarto mandato di sindaco (gli manca il quinto per il Grande Slam), ha voluto la “Consulta delle Culture”, un consiglio comunale formato dagli immigrati e di cui è presidente un medico palestinese, Adham Darawsha. Mentre altrove si erigono barriere per tenere alla larga i profughi, Palermo dimostra di essere una città d’apertura. Intanto si sciama per le Vie dei Tesori, un circuito inedito di luoghi d’arte, solitamente sbarrati, come la superba camera dello scirocco di Villa Naselli e lo squisito Oratorio del Giardinello.

Aria da nouvelle vague per Roberto Alajmo, scrittore, drammaturgo che adesso dirige il Teatro Biondo. Suo vanto è la Scuola dei Mestieri dello Spettacolo diretta da Emma Dante, dove vengono da ogni dove per studiare con lei. Nella chiesa sconsacrata, dalle navate a cielo aperto, sotto le stelle, una spettacolare mise en scene di una Odissea contemporanea e metafora di vita, dove la Dante dipinge i rozzi Proci come dei bulli palestrati e Zeus come un culturista pieno di sè.  E’ un work in progress permanente per Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona, esponente di mecenatismo d’impresa. Ha trasformato il suo rinascimentale Palazzo Costantino ai Quattro Canti, dalle volte affrescate e sciccosamente delabrè, in luogo espositivo dove Andrea Kantos, di padre palermitano e madre danese, propone la riproducibilità di un’opera d’arte ( prima di lui lo ha fatto Andy Warhol) con un pezzo di Pasta Reale e foglio di (d)istruzioni d’uso. Mentre l’altro palazzo trecentesco ospita Dimora Oz, un art factory, un serbatoio di creatività per artisti in cerca d’ispirazione.

Sembra Londra, invece siamo in una Palermo in pieno fermento culturale. E senza neanche doversi scomodare per andare a fare i ‘wannabe’ alla Frieze Art londinese.

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