Si fanno chiamare DeProducers e sono un dream team di quattro musicisti-produttori, uniti dall’idea suggestiva di creare soundtracks per insonorizzare conferenze scientifiche. Il progetto, nato dalle menti e dagli strumenti di Vittorio Cosma, Gianni Maroccolo (ex CSI), Riccardo Sinigallia e Max Casacci (Subsonica), sarà ospite del Medimex, in programma alla Fiera del Levante di Bari dal 29 al 31 ottobre, per parlare di “Produzione, distribuzione, promozione e tutela dei diritti nell’era digitale” all’interno del panel organizzato da PMI (Produttori Musicali Indipendenti), in agenda sabato 31.
Abbiamo per l’occasione fatto qualche domanda ad uno dei componenti dei Deproducers, Riccardo Sinigallia, cantautore di riferimento per tutta la “scuola romana”. Un mese fa il suo “A cuor leggero”, brano dei titoli di coda del film “Non Essere Cattivo” di Claudio Caligari, è stato premiato da Assomusica come miglior colonna sonora nell’ambito della 72a Mostra del Cinema di Venezia.

Iniziamo parlando dei Deproducers. È la prima volta che ti confrontavi con la scienza? Quest’esperienza ha arricchito la tua sensibilità?
Assolutamente sì, prima volta in ambito musicale ed è un’esperienza che continuerà, perché ci dà la possibilità di ricevere qualcosa di diverso in cambio delle nostre competenze. Ogni episodio che ci lega a questo progetto – per esempio la composizione della prossima uscita sulla botanica – è un’opportunità per approfondire, se non anche scoprire, elementi della conoscenza.

Al Medimex sei atteso per parlare del tuo lavoro in rapporto al mutato scenario tecnologico. In quanta parte della tua professione, come produttore e come musicista, la rivoluzione digitale ti ha aiutato?
È un argomento molto complesso, andrò per ascoltare le varie argomentazioni più che per proporre la mia. Comunque direi che sono entusiasta delle possibilità che la tecnologia digitale ha aggiunto alla mia creatività, sull’uso “sociale”, produttivo, promozionale. Sarei critico e forse prevarrebbe un senso di privazione, ma credo che questo dipenda da fattori umani più che tecnologici.

Prima della pubblicazione di “Per tutti” eri impegnato in primo luogo come produttore. Quali erano le difficoltà del mestiere? In base a quali criteri sceglievi le tue collaborazioni?
Non ho mai privilegiato il lavoro di produttore, direi piuttosto che per necessità è stato più evidente il rapporto con alcuni cantautori e gruppi musicali della mia attività di cantautore. In ogni caso ogni collaborazione del mio passato è nata in maniera “personale” invece che professionale. Non ho mai fatto dischi su commissione: questo, che è sicuramente un vantaggio per molti aspetti, può però anche generare effetti negativi sia dal punto di vista professionale che nei rapporti.

Come sei arrivato tra la colonna sonora di “Non essere cattivo”? Come spiegheresti questa pellicola a chi non l’ha ancora vista?
È un film che resta dentro e che rimarrà nella storia del nostro cinema. Su questo non posso sbagliarmi. È il terzo lavoro di un autore unico, rigoroso nella sua ricerca ed appassionato come pochissimi negli ultimi anni. Quando Valerio (Mastandrea, ndr) mi ha telefonato per coinvolgermi mi sono sentito gratificato come poche altre volte nella vita e gliene sarò sempre riconoscente.