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Il sogno di Renzo Arbore si è avverato almeno per 15 giorni. A partire da oggi stop alla diffusione dei dati Auditel per due settimane, e al bollettino di guerra con i dati sugli ascolti dei programmi, percentuali e penetrazioni su cui si avventano ogni mattina i dirigenti delle Tv, gli autori dei programmi, gli investitori pubblicitari ma anche i politici e gli opinionisti, frementi di sapere “come sono andato?”, visto che da quei dati dipendono fatturati e carriere.

Per 15 giorni liberi tutti. È quanto deciso dal cda di Auditel, dopo la fuga di notizie che ha portato alla divulgazione di alcuni nomi del panel, pur confermando che la società continuerà nella rilevazione dei dati, riservandoli alle emittenti. Il segreto di TelePulcinella, alla fin fine. E comunque, visto che sognare non costa niente, sogniamo. Sogniamo 15 giorni muti, come le cartine dell’Europa delle elementari, chiediamoci come le varie emittenti potrebbero far tesoro di queste due settimane di libera uscita per ribellarsi dalla famosa “schiavitù dell’Auditel”. Sogniamo: non più salotti trasformati in taverne da angiporto, senza peraltro evitare che la politica-spettacolo venga asfaltata dal trash all’acqua santa – proprio ieri Safiria Leccese con la sua Strada dei miracoli ha asfaltato sia Giannini sia Floris.

Non più amorazzi di tronisti seminudi con l’alibi del talk show, pettegolezzi di portineria spacciati per attualità, cronaca nera trasformata in telenovelas, per citare i generi non solo alimentati ma creati materialmente dalla dittatura degli ascolti. Troppo bello per essere vero, ma anche per essere finto. I programmi imposti dai dati del bollettino di guerra e il celebre “effetto gatto spiaccicato” (è così orribile non puoi non voltarti a guardarlo) ormai vanno avanti per conto loro, è impossibile fermarli.

Ci vuole altro che 15 giorni di lavacro per invertire la tendenza, e anche se l’Auditel fa sapere che “procederà nei prossimi mesi alla completa sostituzione dell’attuale campione, e contemporaneamente proseguirà nel processo di allargamento del numero di famiglie per un totale di 15.600”, c’è da chiedersi quale sia il senso di questo modo di rilevare gli ascolti nell’epoca dei social, dello streaming e soprattutto dei mille supporti alternativi alla televisione. Al massimo, la rilevazione ha ancora un senso per il pubblico tradizionale, identificato da tutte le statistiche come il più anziano e meno istruito. Tutti gli altri non esistono per l’Auditel; ma soprattutto l’Auditel non esiste per loro.

Il Fatto Quotidiano, 15 ottobre 2015