Il calcio femminile italiano in sciopero contro la Figc.  Salta la prima giornata della serie A, in programma per il weekend del 17-18 ottobre. Le calciatrici protestano contro la Federazione Italiana Giuoco Calcio, accusata di non aver soddisfatto le loro richieste: contratti pluriennali, fondo di garanzia per le società in difficoltà economica e la riduzione della soglia del vincolo sportivo che ora è a 25 anni.

L’annuncio è stato dato in comunicato dall’Associazione italiana calciatori. “Noi tutte manteniamo questa linea, crediamo sia giusto così adesso. Non abbiamo nessun tipo di problema ad affrontare questo sciopero”, ha dichiarato alla Gazzetta  Melania Gabbiadini,  attaccante della nazionale e del Verona, sorella del giocatore del Napoli. Critico nei confronti dello protesta è invece il ct della nazionale femminile, Antonio Cabrini: “Bisogna tenere in grande considerazione le problematiche del calcio femminile, ma forse non è il momento indicato per uno sciopero visto che la Figc sta facendo veramente dei passi molto importanti”.

La stessa federazione aveva provato a scongiurare l’agitazione con lo stanziamento di 500mila euro per lo sviluppo del settore femminile. La decisione sarà ufficializzata nel comitato di presidenza del prossimo 22 ottobre. Proprio per questa motivo Lega Nazionale Dilettanti, si auspica che lo sciopero venga revocato; in una nota spiega che una parte di quei soldi verranno usati per soddisfare le richieste delle calciatrici: “50 mila euro saranno destinati alla creazione di un fondo di solidarietà per le calciatrici e 180 mila destinati alle società che versano in grave difficoltà economica. Tali decisioni si aggiungono ad una serie di iniziative che stanno già producendo effetti positivi quali l’obbligo di istituire una sezione di calcio femminile all’interno di ogni club di Serie A e B”.

Gli ultimi provvedimenti non sono tuttavia bastati a sciogliere i dubbi delle calciatrici sul scarsa attenzione della federazione nei loro confronti. Un rapporto, quello tra il ‘calcio rosa’ e la Figc, che ha raggiunto i minimi storici proprio quest’anno a causa di alcune frasi pronunciate da Felice Belloli, presidente della Lega nazionale dilettanti: “Basta, non si può sempre parlare di dare soldi a queste quattro lesbiche”. Le parole sono state pronunciate durante Consiglio del Dipartimento calcio femminile del 5 marzo 2015.