Gaetano Quagliariello fa sul serio. E ha già pronto un gruppo di deputati e senatori disposti a seguirlo: Andrea Augello, Nico D’Ascola, Maurizio Sacconi e Carlo Giovanardi a Palazzo Madama, e Eugenia Roccella, Filippo Piccone e Vincenzo Piso a Montecitorio. Ma il fronte potrebbe allargarsi nei prossimi giorni. Insomma, il combinato disposto tra le dimissioni rassegnate da coordinatore nazionale del Nuovo centrodestra, con relativa richiesta ad Angelino Alfano di lasciare il governo, e l’idea di dare vita a gruppi parlamentari autonomi in entrambi i rami del Parlamento potrebbe, specie al Senato, avere effetti dirompenti sulla tenuta della maggioranza. E anche se l’ex delfino di Silvio Berlusconi ostenta sicurezza, minimizzando la vicenda (“Non ho forzato nessuno per entrare in Ncd quando c’era da avere un gesto di coraggio, non trattengo nessuno”), a Palazzo Chigi non si sottovalutano affatto i rischi delle possibili defezioni. Anzi.

Non è un caso che lasciando Palazzo Madama insieme alla ministra delle Riforme Maria Elena Boschi e al suo portavoce, Filippo Sensi, il presidente del Consiglio si sia intrattenuto per una decina di minuti, al riparo da occhi indiscreti, a colloquio con il capogruppo del Ncd, Renato Schifani, e con la senatrice di fede alfaniana, Federica Chiavaroli. Segnali di evidente preoccupazione per una decisione, quella di Quagliariello, che apre ora all’interno del Nuovo centrodestra una questione politica sulla quale sarà difficile, se non impossibile, ricomporre la frattura. Almeno a sentire i ragionamenti dei fedelissimi dell’ex coordinatore del partito. “Se quella tra Ncd e Partito democratico doveva essere un’alleanza finalizzata all’approvazione delle riforme costituzionali, con il via libera del Senato al ddl Boschi questa alleanza ha ormai esaurito il suo scopo”, ragionano alcuni parlamentari vicini all’ex ministro delle Riforme del governo di Enrico Letta. “Se l’alleanza dovesse continuare – osservano – si tratterebbe di un’alleanza strategica”. E qui iniziano dubbi e interrogativi: “Come può considerarsi strategica un’alleanza in presenza di una legge elettorale come l’Italicum che, per effetto del premio di maggioranza alla lista che ottiene più voti, impedisce di fatto le coalizioni?”. E ancora: “Come può essere strategica un’alleanza con un partito, il Pd, che un minuto dopo l’approvazione delle riforme costituzionali grazie al nostro voto determinante sbeffeggia il suo principale alleato portando in Aula la legge sulle unioni civili, pur consapevole della nostra posizione da sempre contraria?”.

Insomma, il partito è dinanzi ad un bivio: diventare organico al Pd di Renzi o tentare di ricostruire un’area di centrodestra con Forza Italia. Ecco perché, prima di “strappare” del tutto, i senatori vicini a Quagliariello potrebbero garantire al governo un appoggio esterno, confluendo nel gruppo Misto nella speranza che il fronte dei malpancisti si allarghi a tal punto da poter formare un gruppo autonomo (a Palazzo Madama servono almeno 10 eletti). Nel Ncd, infatti, la squadra di quelli che non condividono più la linea di Alfano conta diversi altri nomi: da Ulisse Di Giacomo a Guido Viceconte fino a Piero Aiello e Giuseppe Esposito. Ma, come detto, le defezioni all’interno del Ncd potrebbero toccare anche la Camera. La dichiarazione congiunta Roccella-Giovanardi, del resto, è un segnale inequivocabile: ”Fin da ora ci sentiamo liberi di non votare la fiducia al governo, quando sarà richiesta“. Una bella grana per Alfano. E, forse, anche per Renzi.

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