C’era un camion con motore acceso e non collegato alle prese a bordo della Norman Atlantic, il traghetto andato a fuoco la notte del 28 dicembre mentre era in navigazione tra Patrasso e Ancona provocando 11 morti e 18 dispersi. Lo avevano riferito tante testimonianze, ora lo conferma la scatola nera. E lo sapevano anche sul ponte di comando. L’accensione dei motori – è bene specificarlo – è una pratica vietata mentre i traghetti sono in navigazione. Sono le 4.17 quando un marinaio inviato sul ponte 4 – quello dove ha avuto origine l’incendio forse a causa proprio del motore di un tir, sospetta la Procura di Bari – chiede “Ponte comando, mi ricevi?”, “Avanti, France’”, rispondono. “Niente qua c’è un motore a scoppio, schifoso, che fa fumo”. “Quindi deriva da lui?”, chiedono. “Sì, dipende da lui, sta in moto e fa fumo, capito, la direzione porta lì, lato dritto a uscire”. “Allora non è per niente connesso elettricamente…”. “No, no non è connesso elettrico, sta a diesel… motore a scoppio”, “Finisci il giro, vedi se ce ne sono altri…”. Dal ponte chiedono informazioni perché poco prima hanno visto uscire “un po’ di fumo dal secondo bocchettone di sinistra”, come è possibile ascoltare dalla registrazione. Nove minuti più tardi, sul ponte di comando si accorgono che c’è un incendio, il comandante Argilio Giacomazzi ordina la crew call – l’allarme per il solo equipaggio – e poco dopo la chiusura delle porte stagne e l’attivazione del drencher, il sistema antincendio a pioggia. Nei centoventi secondi successivi, Giacomazzi chiede ben 7 volte se il drencher è attivo e riceve sempre rassicurazioni sul funzionamento degli spruzzini antincendio. Ma alle 4.40 l’incendio è già indomabile, come testimoniano gli audio pubblicati una settimana fa da ilfattoquotidiano.it. L’avvocato Massimiliano Gabrielli, portavoce del pool di legali “Giustizia per il Norman Atlantic”, sottolinea che la scatola nera inizia a svelare i suoi segreti, confermando quanto già si sospettava: “Stanno emergendo sempre più elementi di responsabilità legati al mancato rispetto delle procedure di sicurezza, condiviso da tutto l’equipaggio fino al ponte di comando. La politica del risparmio e di massimizzazione dei profitti da parte degli armatori porta sempre – come nel caso della Concordia – all’aumento del rischio a carico dei passeggeri”  di Andrea Tundo