È passato solo un mese dalla brutale uccisione di Antonio Simonetti a Ponticelli. Sabato scorso, sotto una tempesta di colpi di pistola è caduta Nunzia D’Amico, la giovane donna, mamma di sei figli, che aveva preso il posto dei fratelli detenuti, nella conduzione del clan “Fraulella. Donne di camorra.

Sul luogo del delitto rimane un passeggino abbandonato. Testimone muto di una scena da far west. La mamma del piccolo, con la forza della disperazione, è riuscita a prendere suo figlio e a metterlo in salvo. Lontano. Il più lontano possibile. Siamo in Italia. In tempo di pace. Si spara tra la gente. Sotto gli occhi dei bambini impauriti. Traumatizzati. E delle mamme terrorizzate che non sanno più che cosa fare. “Quando moriremo andremo in paradiso perché all’inferno ci siamo già stati” si leggeva su uno striscione appeso tra le case. Ce n’è abbastanza. La città è malata. Ha bisogno di essere curata. La terapia, però, deve essere proporzionata alla gravità del male. A Napoli e nelle periferie, tra le varie bande camorristiche che si contendono il territorio, è in atto una vera guerra. La cosa veramente grave è che tanti gruppi fanno capo a dei ragazzini. Fanatici. Drogati. Ammaliati da una sete di potere che spaventa. Si spara. Si ammazza. Sapendo di poter colpire un innocente. “Loro” lo hanno messo in conto. “Può capitare”, dicono. “Si vantano di cose di cui dovrebbero vergognarsi”, scriveva San Paolo.

Un eccitatissimo sicario poco più che ventenne, dopo aver trucidato una persona davanti a un bar, telefona agli amici: “Avreste dovuto vedere … scappavano tutti…tutte le sedie a terra…”. È la strategia del terrore. Deve passare a chiunque la voglia di parlare. Di manifestare. Di  scrivere. “Cerchiamo di stare in casa, di uscire il meno possibile”, ha confessato una signora. Ed è proprio quello che vogliono i criminali: fare terra bruciata. “Perché non ve ne andate?”, è la domanda rivolta da tanti ai  cittadini onesti. E dove vanno? La crisi economica ha portato tante famiglie sull’orlo della miseria e della disperazione. Il sogno di scappare da questi luoghi infernali accomuna tante famiglie perbene. Essere costretti a rimanere è lacerante. Ma come si fa a convincere i figli a rimanere chiusi in casa? I bambini piangono.

Gli adolescenti hanno le ali ai piedi. I giovani vogliono divertirsi. Ma, poi, perché mai, in un Paese democratico si dovrebbe rischiare la vita per andare a scuola o a far la spesa? C’è qualcosa dentro che si ribella. Ponticelli, Secondigliano, Forcella, il rione Sanità, Scampia, Parco Verde e tanti altri luoghi difficili, non sono un’ altra Italia. Chi abita in quei posti ha gli stessi diritti di tutti gli italiani. “A mali estremi, estremi rimedi”. Non  è concepibile che qualche innocente possa trovarsi al centro di una sparatoria. Al solo pensarci vengono le vertigini. Si gela il sangue nelle vene. Se dovesse accadere nei giorni che verranno, saremmo doppiamente colpevoli.  Tutti. A cominciare da coloro che hanno la responsabilità della cosa pubblica. “Mettiamo tutto nelle mani del Signore…”, ha detto una giovane donna intervistata. Parole di grande fede ma anche di grande disperazione. Come a dire: non ci resta che Dio perché sugli uomini non contiamo più. Non deve essere così. Bando a ogni rassegnazione. A ogni fatalismo. Lo Stato, però, deve alzare il tiro. Deve mandare a Ponticelli e negli altri quartieri a rischio i suoi uomini migliori. Con mezzi e strumenti adeguati. Senza badare a spese. Telecamere. Illuminazione. Controlli a tappeto. Vigili urbani. Scuola. E  lavoro. Lo Stato ha il dovere di strappare il territorio alla camorra. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, proprio a Ponticelli, pochi giorni fa, rivolto agli studenti disse: “La camorra può essere sconfitta”. Noi lo crediamo. La camorra deve essere sconfitta. E lo sarà quando lo Stato lo vorrà per davvero. Purtroppo, per adesso, le varie  camorre continua a insanguinare le strade e a seminare il terrore tra la gente onesta.