Il conto alla rovescia è iniziato. Il “big bang” della Libia si avvicina. Cinque giorni ancora, e il 19 ottobre si decideranno i destini di sei milioni di libici e con essi di un’area decisiva del Mediterraneo. Per la prima volta in questo inizio del terzo millennio appare chiaro che potenze “oscure” non solo occidentali stanno lavorando per la deflagrazione di uno Stato, la Libia appunto, nato alla fine dell’Ottocento con l’occupazione dell’impero Ottomano, tenuto insieme prima da Re Idris e poi da Muammar Gheddafi.

E così lunedì i giochi saranno fatti. Il Parlamento di Tobruk e il Congresso nazionale di Tripoli infatti dovranno decidere se firmare o meno l’accordo proposto dal delegato Onu Bernardino Leon, che darà vita al governo di unità nazionale guidato da Fayez Serraj, imprenditore tripolino prestato alla politica, eletto nel Parlamento riunito a Tobruk. Il 19 ottobre, perché il 20 scade il mandato del Parlamento di Tobruk e dunque se il 19 non diventerà realtà l’accordo Leon, il Parlamento non potrà essere prorogato, così come stabilisce uno degli allegati del piano di pacificazione.

E se Tobruk ha comunicato che il Parlamento si riunirà l’ultimo giorno utile, lunedì appunto, Tripoli ha deciso che si riunirà un minuto dopo che Tobruk avrà deliberato. Il timore è che queste scelte siano state in qualche modo suggerite da chi punta allo sfascio, a una situazione irrecuperabile, alla separazione in tre della Libia: Fezzan, Cirenaica e Tripolitania. Ognuna, zona di influenza di varie potenze arabe e occidentali.

Un voto non scontato quello di Tobruk, lunedì. Il Parlamento è diviso tra chi è favorevole e chi contrario. Rappresentano l’ago della bilancia diversi parlamentari che condizionano l’approvazione della proposta Leon a due modifiche. La prima è che Leon nomini nel “direttorio”, tra i membri del Consiglio di Stato, un rappresentante della Cirenaica – nessun esponente di città come Bengasi, Tobruk, Derna è rappresentato – e soprattutto che le decisioni nel Consiglio di Stato possano essere prese a maggioranza e non all’unanimità del presidente e dei due suoi vice.

Questi emendamenti rappresentano la “conditio sine qua non” il Parlamento di Tobruk voti il pacchetto Leon. Poi c’è Tripoli che ha tutto l’interesse a prendere tempo, a far decadere il Parlamento di Tobruk. Intanto, il delegato delle Nazioni Unite Bernardino Leon, pronto a cedere il suo testimone a Martin Kobler, il tedesco che parla arabo ben visto dalle delegazioni libiche, ha riunito alcune milizie per discutere la sicurezza di Tripoli.

Per chi da tempo sta sussurrando che l’Italia, l’Europa, la coalizione internazionale è pronta a inviare forze di polizia in Libia (per quanto ci riguarda, si parla di 5000 carabinieri) dalla Libia arriva una doccia fredda. Nessuno straniero è bene accetto. Addirittura a Tripoli non vogliono neppure le milizie delle altre città libiche, da Misurata a Zintan. E intanto arrivano brutti segnali dal mondo di Daesh. Secondo indiscrezioni, centinaia di soldati dell’Is sarebbero pronti a raggiungere la Libia dalla Turchia. Con voli che li porterebbero direttamente all’aeroporto di Mittiga, Tripoli.

di Rosario Gervasi