L’ultimo affondo contro il controverso premier malaysiano Najib Razak è stato sferrato dalla governatrice della banca centrale, Zeti Akhtar Aziz. L’istituto ha ripetutamente chiesto l’apertura di un’inchiesta sul 1Malaysia Development Bhd, il fondo d’investimento la cui gestione al centro di scandali tocca da vicino il primo ministro. E alle mancate aperture della procura centrale, la stessa Zeti ha risposto ricordando che la vicenda è vitale per la tenuta e l’integrità del sistema finanziario ed è un rischio alla pari del crollo del ringgit, la valuta locale che nell’ultimo anno ha perso circa il 17%, anche per effetto della svalutazione dello yuan cinese.

Il fondo ha accumulato infatti debiti per 11 miliardi di dollari. A fine settembre l’Fbi ha aperto un’inchiesta per riciclaggio e altre indagini sono in corso in Svizzera, a Singapore, a Hong Kong e negli Emirati Arabi Uniti. A toccare da vicino Najib ci sono inoltre 700 milioni di dollari in fondi pubblici, che attraverso il 1Malaysia Development Bhd sarebbero transitati, come rivelato a luglio dal Wall Street Journal, nei conti del premier prima delle elezioni del 2013.

L’istituto centrale ha agito intanto per quanto in suo potere: ha revocato l’autorizzazione al fondo di investire all’estero cifre pari a 1,83 miliardi di dollari e ha intimato alla dirigenza di rimpatriare i soldi. La mancata azione della procura generale rischia di diventare un caso politico. Il nuovo procuratore generale Mohamad Ali è un uomo fedele alla United Malays National Organization (Umno), il partito di governo. Nominato lo scorso settembre, ha presto al posto del predecessore Abdul Gani Patail, prima che quest’ultimo riuscisse ad incriminare lo stesso premier.

Tuttavia da più parti, anche all’interno dell’Unmo, si alzo voci contrarie a Najib. L’ultima in ordine di tempo è stata quella di Mahathir Mohamad, per oltre un ventennio alla guida del Paese e che oggi accusa l’attuale primo ministro di aver trasformato la Malaysia in uno stato “paria” agli occhi del mondo. Per il vecchio leader politico, che punta il dito contro l’arbitrarietà della polizia e gli abusi di potere, la volontà di coprire gli scandali sta erodendo la fiducia nel governo. “Ma pur facendo cadere le accuse, resterà il sospetto”, ha ammonito Mahathir, in prima fila nel chiedere le dimissioni di Najib Razak.

Le voci di dissenso all’interno dell’Umno sono comunque messe velocemente a tacere. Khairuddin Hassan, un alto funzionario del partito, è stato incriminato assieme al suo avvocato con l’accusa si sabotaggio al sistema bancario. Di fatto è stato punito per aver esortato le autorità statunitensi ad agire sul caso 1Malaysia Development Bhd.

Intanto non si spengono i sospetti che sostenitori del controverso Najib soffino sul fuoco delle tensioni etniche per sviare l’attenzione dagli scandali corruzione. Recenti manifestazioni organizzate da personaggi vicini al premier hanno infatti fomentato i contrasti, con slogan inneggianti al riscatto dei malay, quasi in contrapposizione alle manifestazioni antigovernative, animate dalla parte cinese della società malaysiana.

Dal canto suo Najib può comunque contare, almeno per il momento, sul sostegno degli apparati di sicurezza, come ben evidenziato dalle decisioni della procura generale. La prossima settimana il premier dovrà però affrontare un voto di sfiducia proprio sul caso 1Malaysia Development Bhd. Con ogni probabilità passerà indenne la prova, ma la sua carriera politica resta comunque in bilico, tanto più che a chiedere chiarezza e trasparenza sono stati anche i nove sultani del regno, a turno capi di Stato del Paese, che sebbene siano figure soltanto cerimoniali, godono di rispetto e influenza sulla comunità malay.

di Andrea Pira