I paesi islamici “boicottino” la Fiera del libro di Francoforte, perché a parlare di libertà di espressione è invitato Salman Rushdie. L’aut aut, secondo il quotidiano inglese Guardian, arriva direttamente dal Ministero degli Esteri iraniano a pochi giorni dall’inizio della Buchmesse, la fiera letteraria più prestigiosa e frequentata al mondo con 7.500 espositori provenienti da oltre 110 Paesi e circa 300mila visitatori ogni anno. L’autore de I Versi Satanici sarà nella città tedesca ad inaugurare la manifestazione il 13 ottobre prossimo. Un’edizione all’insegna dello slogan “tolleranza attraverso la letteratura” e che vedrà come di consueto una nazione ospite a cui verrà dedicato un apposito focus. Quest’anno, guarda caso, sarà l’Indonesia, cioè il più grande paese musulmano al mondo. Salvo ripensamenti dell’ultima ora l’Iran, con i suoi oltre 200 espositori, boicotterà Francoforte. “La Fiera con il pretesto della libertà di espressione ha invitato una persona odiata nel mondo islamico e ha creato l’opportunità per Salman Rushdie di fare un discorso pubblico”, hanno spiegato dal Ministero degli Esteri di Teheran.

Il 68enne scrittore originario di Bombay, cittadino indiano e britannico ma da tempo residente a New York, tra il 1988 e l’89 divenne il bersaglio di una fatwa (sentenza di condanna a morte da parte di un rappresentante della religione islamica ndr) emessa dall’Ayatollah Khomeini, il fondatore della Repubblica islamica ed ex capo supremo del paese, in seguito alla pubblicazione de I versi satanici, che venne descritto come testo blasfemo e contrario all’Islam. La fatwa provocò una protesta internazionale, mentre Rushdie fuggì a Londra, provocando la rottura delle relazioni diplomatiche tra Iran e Regno Unito per anni, visto che i britannici si schierarono subito con l’autore in fuga fornendogli la copertura della polizia. Scortato ancora oggi 24 ore su 24 da più guardie del corpo – all’epoca i fondamentalisti islamici uccisero il traduttore in giapponese del romanzo, Hitoshi Igarashi, e ferirono quello italiano, Ettore Capriolo, nella sua casa di Milano – Rushdie ha continuato a scrivere altri libri e ad esporsi attraverso dichiarazioni pubbliche e perfino sui social network rivelando un carattere e una spigliatezza per nulla intimorita dalle infinite minacce di morte. Dopo la strage di Parigi nella redazione di Charlie Hebdo nel gennaio 2015, Rushdie dichiarò: “Sono stufo di questo dannato gruppo del ‘ma’ quelli che dicono in questi giorni ‘credo nella libertà di parola, ma…’ . Il punto è che se si limita la libertà di parola non è più libertà di parola”.

La fatwa del 1988 non è sostanzialmente mai decaduta almeno dal punto di vista delle autorità religiose islamiche. Perché mentre l’autorità politica dell’Iran nel 1998, almeno per bocca del presidente Khatami in un’assemblea dell’ONU, aveva considerato il caso Rushdie “chiuso”, parecchie autorità religiose continuano a prolungare la validità della condanna a morte dell’ “apostata”. Non ultimo nel 2012 l’Ayatollah Sanei, rappresentante personale del leader supremo iraniano l’ayatollah Ali Khamenei, che ha aumentato di tasca sua la “taglia” pendente sul capo dello scrittore britannico aggiungendo 500mila dollari e facendola arrivare ad oltre tre milioni. La presenza di Rushdie a Francoforte, infine, corrisponde all’uscita del suo ultimo libro in lingua inglese, Two Years, Eight Months and Twenty-Eight Nights, che parla, come ha dichiarato lo scrittore stesso, di “lotta tra mondi differenti e tensione tra fede e ragione”.