“Mi dispiace, lei non ha più diritto alla borsa di studio”. “Ma perché se ho lo stesso reddito dell’anno scorso?”. “Perché la borsa di studio che le abbiamo dato le alza il reddito e di fatto la esclude”.

Se pensate che questa conversazione surreale possa svolgersi solo su Marte, vi sbagliate. È quanto sta accadendo in questi mesi in Italia a tutti coloro che, attraverso il parametro dell’Isee, Indicatore della situazione economica equivalente, si trovano a far richieste di borse, assegni di accompagnamento, sussidi. Il governo ha infatti introdotto un nuovo criterio di calcolo, sbandierandolo come più retto ed equo del precedente e che invece sta creando panico e disperazione tra gli studenti universitari, le famiglie, i disabili. Il trucchetto funziona così: si dichiara di volere rendere l’Isee uno strumento davvero meritocratico per accedere a borse di studio, così come all’assegno per la disabilità, e smascherando i furbetti. Poi però si compiono due mosse che hanno come unico risultato quello di escludere una parte di quelli che avevano accesso ai sussidi e non certo perché sono stati scoperti possessori di yacht o Ferrari. La mossa è duplice: da un lato, si stabilisce che nel calcolo dell’Isee facciano parte tutte le entrate della famiglia, comprese quelle però esenti da tasse e cioè, appunto, anche gli assegni per i disabili e le borse di studio. Si viene a creare così una situazione paradossale, per cui, ad esempio, una famiglia con due figli con borse di studio potrebbe perdere le borse di studio proprio in virtù del fatto di raggiungere un certo reddito…. grazie alle borse di studio. Un totale nonsense.

Non solo: dall’altro lato, accanto dall’Isee è stato introdotto un secondo criterio, l’Ispe, che conteggia il patrimonio immobiliare della famiglia secondo i criteri dell’Imu e non dell’Ici. In altre parole, la casa di proprietà è diventata molto più pesante ai fini dell’assegnazione delle borse, e molti sono rimasti fuori solo perché il loro stato di famiglia risulta associato a un genitore con una casa, anche se magari con un reddito minimo (com’è noto con la casa di proprietà e basta non si mangia). Questo accade anche a quegli studenti costretti a vivere in camere affittate in nero, che forzatamente figurano nello stato di famiglia originario, a carico di mamma e papà anche se non lo sono. Si è venuta a creare così una vera e propria generazione di “esodati” da borsa di studio, scoraggiati e sconfortati – 25% in meno di domande in Toscana, 30% in Puglia – che non preoccupa granché il premier, secondo cui “l’80% degli italiani è favorevole alla riforma dell’Isee”, ma anche il resto del Parlamento, a parte Fratelli d’Italia – Giorgia Meloni ha parlato di metodo furbo e crudele” – e il Movimento Cinque stelle.

Che sia un’ingiustizia, d’altronde, lo dimostrano i numeri, perché nel paese dove gli studenti non hanno sussidi né alloggi una vera riforma avrebbe dovuto aumentare la platea degli inclusi e non allargare quella degli esclusi. Non consola granché che i tecnici del Miur stiano lavorando per arginare i difetti della nuova riforma: il Link-coordinamento universitario, che fa parte del network dei soggetti universitari che ha lanciato la petizione “#iononrinuncio”, chiede l’innalzamento della soglia massima Isee e un Ispe scisso dall’Isee: ma difficilmente verranno accettate, perché si tratta di misure che consentirebbero un aumento della platea dei beneficiari e, dunque, un problema per un governo per il quale la meritocrazia coincide sempre con la spending review.

Anche le associazioni dei disabili non sono rimaste ferme. Ma pur avendo avuto l’ok del Tar a inizio febbraio – norma bocciata per “irragionevolezza e manifesta ingiustizia” –tutto è continuato come prima, fino a che la questione è finita nelle mani del Consiglio di Stato che ha fissato la discussione al prossimo 3 dicembre. E così per ora, ad esempio, una misura come l’assegno di mantenimento continua ad essere calcolata nel reddito, generando magari l’esclusione da benefici che magari proprio il reddito iniziale, senza assegno di mantenimento, aveva generato. Un nonsense anche questo, che rende manifesta l’indifferenza di chi oggi fa riforme senza curarsi delle conseguenze sulle vite concrete delle persone.