Autobus ad idrogeno. Puliti. Silenziosi. Ecologici. Che bella idea quella della Regione Liguria che ne ha acquistati cinque, per la ragguardevole somma di sei milioni e mezzo di euro. Detto e fatto. Nel 2012 la giunta di centrosinistra guidata da Claudio Burlando deliberò l’affare. Peccato che i mezzi pubblici, destinati alla rete di trasporti della città di Imperia, non si siano mai visti circolare per le strade della città. Da tre anni sono parcheggiati su un piazzale. Inutilizzati. La ragione? Semplice e grottesca, nello stesso tempo. In tutta la provincia di Imperia – ma anche nel resto della Liguria – non esiste un solo distributore che eroghi il carburante necessario a rifornirli: l’idrogeno.

Qualcuno aveva pensato a costruire una stazione di servizio dedicata. Ma neanche quella è mai venuta alla luce. E non è finita qui. La nuova giunta regionale di centrodestra, guidata da Giovanni Toti, ha impegnato due milioni di euro per acquistare… altri autobus a idrogeno. Il finanziamento è stato stornato dal budget destinato all’acquisto di quattordici nuovi bus alimentati a gasolio. La richiesta in questo senso è stato formulata da Riviera Trasporti di Imperia. E tutti vissero felici e contanti. Mica tanto, però. Il Movimento 5 Stelle in regione ha presentato un’interrogazione che verrà discussa martedì prossimo in consiglio. Marco De Ferrari, uno dei portavoce del Movimento, racconta al fattoquotidiano.it: “Si era proceduto all’acquisto dell’area sulla quale costruire la stazione di servizio, area che era stata individuata in valle Armea, in una zona di difficile accesso per i mezzi pesanti. Costo dell’operazione, un milione e mezzo di euro. Ho verificato: il piazzale è deserto. Inoltre gli autobus abbandonati debbono venire alimentati quotidianamente con forniture di energia elettrica per impedire che i motori ad idrogeno, delicatissimi, vadano deteriorandosi nel tempo”.

L’assessore ai trasporti Gianni Berrino ricostruisce i dettagli della vicenda: “La regione aveva aderito a un progetto europeo per utilizzare mezzi pubblici ad emissioni zero. Erano stati acquistati i cinque autobus a idrogeno per 6,5 milioni di euro, ma uno dei partner dell’operazione, la Fondazione Carige, aveva ritirato il finanziamento da 3 milioni di euro. Nel frattempo però i cinque autobus e parte del materiale per la costruzione della stazione di servizio erano stati consegnati. Bruxelles allora aveva intimato a regione Liguria di saldare il debito o, in alternativa, di restituire il materiale non pagato. Riviera Trasporti non sarebbe stata in grado di fronteggiare un esborso di due milioni di euro. Ci ha chiesto di deliberare un ulteriore acquisto di bus ad idrogeno per una somma pari ai due milioni di euro. Abbiamo accettato, a patto che Fondazione Carige facesse fronte, almeno in parte, ai propri impegni e che Riviera Trasporti riuscisse a rinegoziare i contratti di acquisto con l’azienda fornitrice dei mezzi, la Van Hool“.

La delibera regionale, assunta tre settimane fa, alle condizioni richieste chiuderebbe il cerchio con un esborso di tre milioni e mezzo di euro e l’acquisto di soli 3 automezzi a idrogeno. Nel frattempo il registratore di cassa marcia e i costi per i contribuenti salgono. Il M5S ha pronte altre due mozioni. La prima contiene innovative proposte di finanziamento del trasporto locale. In Liguria la situazione è vicina al collasso. “A Genova – spiega De Ferrari – gli autobus hanno una anzianità media di 13 anni, con punte di venti, e i guasti non si contano. La manutenzione straordinaria costa ad Amt dieci milioni di euro l’anno”. La seconda mozione preannuncia una proposta di legge regionale per il trasporto pubblico “che elimini la legge del 2013 che ha causato disastri, reintroduca il controllo pubblico sulle risorse e sui capitali ed escluda ogni forma di privatizzazione del servizio. Occorre anche superare la legge del 1996 che Burlando, allora ministro dei trasporti, aveva emanato, cancellando il fondo Nazionale dei trasporti ed eliminando i controlli contabili sui bilanci da parte dello Stato”.