“Non crediamo che si possa comprimere oltre un certo segno la facoltà per la Procura europea di utilizzare lo strumento delle intercettazioni“. Lo ha sostenuto con forza il Ministro della Giustizia, Andrea Orlando, replicando alle resistenze espresse dal suo collega tedesco, al Consiglio Giustizia a Lussemburgo. “Una procura così strutturata, con una dimensione collegiale – sottolinea il ministro Orlando – che deve tener conto delle differenze dei diversi ordinamenti, priva dell’unico strumento attraverso il quale si possono realizzare indagini in questo campo, come le intercettazioni, rischia di diventare poco più, diciamo così, che un soggetto ornamentale“. Orlando va oltre, chiedendosi se alla fine “il gioco vale la candela, cioè se vale davvero la pena farla una struttura di questo genere senza gli strumenti necessari poi a farla funzionare”.

Sulla stessa lunghezza d’onda Raffaele Cantone, presidente dell’Anticorruzione: “Da Lussemburgo non giunge un buon segnale. E’ paradossale che mentre in Italia si discute se ampliare l’ambito delle intercettazioni con riferimento ai reati di corruzione, si voglia inibire la Procura europea dall’utilizzare questo importante strumento investigativo per perseguire i reati di frode comunitaria”.

“Aspettiamo di vedere il progetto organico sulla creazione della procura europea e i suoi poteri”, fa sapere l’Associazione nazionale magistrati. “Ma la procura Ue deve occuparsi di frodi contro gli interessi dell’Unione e deve essere dotata di poteri molto efficaci: non possiamo immaginare che si debbano ridurre le condizioni per procedere all’attività di intercettazione, figuriamoci la sua impossibilità”, afferma il presidente Rodolfo Sabelli.

Una levata di scudi che potrebbe portare l’Italia a smarcarsi dalla struttura. “Se i prossimi passi facessero emergere ancora le difficoltà di queste ore”, ha affermato il ministro Orlando, “ragioniamo seriamente su un’ipotesi di una exit strategy perché continuare a costruire una struttura che rischia di non avere nessuna funzione e nessun potere credo che sia una frustrazione di un’ambizione che può pregiudicare la credibilità complessiva dell’Unione”.