Chiudere subito la pratica. Per evitare che una pura formalità si trasformi in un incubo. L’Italia di Antonio Conte ha due match ball per qualificarsi agli Europei 2016. Il primo piuttosto comodo, sabato alle 18 contro il piccolo Azerbaijan. Neanche il secondo sarebbe proibitivo: martedì alle 20.45 in casa contro la Norvegia, già battuta a Oslo e ampiamente alla portata degli azzurri. Ma arrivare all’ultima giornata significherebbe rischiare, in caso di sconfitta, di scivolare clamorosamente al terzo posto e finire ai playoff. Decisamente meglio fare il proprio dovere a Baku, staccare subito il pass per Francia 2016. E prendersi i mesi che restano da qui a giugno per riflettere sui problemi di questa nazionale. A partire dal rinnovo di Conte, che non appare più così sicuro di voler restare a lungo sulla panchina azzurro.

Dando per scontate due vittorie per la Croazia contro Bulgaria (in casa) e Malta, e il successo della Norvegia sui maltesi, alla nazionale serve un successo in Azerbaijan o un pareggio in casa contro gli scandinavi per avere la certezza matematica di partecipare ai prossimi europei. Gli azeri, però, non sono proprio una squadra cuscinetto, come pure direbbe il 105esimo posto nel ranking Fifa. Nel dicembre 2014 hanno scelto come ct Robert Prosinecki, mentre della grande Croazia che arrivò terza ai Mondiali ’98. E da allora hanno centrato diversi risultati prestigiosi, fermando sullo 0-0 sia la Norvegia che la Croazia. Il movimento è in crescita, come dimostra anche la qualificazione di ben due squadre di club (Gabala e Qarabag) ai gironi di Europa League. E gli azzurri negli ultimi tempi hanno sempre fatto estrema fatica con le piccole (vedi l’ultima vittoria di misura contro Malta). Insomma, ci sono tutti gli elementi per non sottovalutare la trasferta di Baku, diventata decisiva alla luce degli ultimi sorprendenti risultati nel girone.

Antonio Conte la affronta con i soliti dubbi di formazione, alla ricerca di un assetto stabile che l’Italia non ha ancora trovato. Più per mancanza di giocatori affidabili, che di certezze tattiche. Il modulo prescelto, stavolta, potrebbe essere un inedito (e iperoffensivo) 4-4-2. In attacco, perso per infortunio Insigne, il più in forma della Serie A, ci sarà Pellè (ormai punto fermo per Conte) affiancato dall’oriundo Eder, e Candreva ed El Shaarawi sulle fasce. A centrocampo mancherà Pirlo, ko dell’ultima ora. Potrebbe giocare eventualmente contro la Norvegia, se ce ne sarà bisogno. Per il momento spazio a Verratti. Quali che siano uomini e moduli, l’Italia può solo vincere. E ricordando la figuraccia dell’andata (servirono due gol di Chiellini per rimediare all’autorete dello stesso bianconero e strappare i tre punti) potrebbe non essere così facile.

In caso contrario, l’ultimo turno all’Olimpico contro la Norvegia diventerebbe un vero e proprio spareggio qualificazione. Contro una squadra inferiore, già battuta all’andata ma in netta crescita di fiducia e di mezzi negli ultimi mesi. Con il vantaggio di giocare in casa, avendo a disposizione due risultati su tre e tutti i favori del pronostico. Ma pur sempre una gara da dentro o fuori, che può riservare anche le peggiori sorprese. Conte (e il presidente della Figc Carlo Tavecchio) se la risparmierebbero volentieri.

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