Uno scontro tra correnti così violento al Consiglio superiore della magistratura (Csm) non si era mai visto, almeno a memoria dei funzionari, persino dei più navigati: e soprattutto mai, a Palazzo dei Marescialli, si era palesato nelle forme dell’ostruzionismo (ma guai a definirlo tale) come quello che ieri ha semiparalizzato i lavori del plenum. Un’operazione chiara a tutti negli obiettivi (in ballo c’è il rinnovo dei vertici delle commissioni, specie di quelle che contano di più) eppure negata nonostante l’evidenza dei fatti. Un po’ come capita con il correntismo della magistratura che, a dispetto dei proclami, continua a imperversare, eccome.

E, come succedeva per le correnti della Democrazia cristiana,  la vecchia Dc dei tempi d’oro, per contare bisogna pesarsi. E prevalere nel risiko delle poltrone che contano. Al Csm una delle più importanti è la Quinta che si occupa delle nomine per gli incarichi direttivi e semidirettivi. Una casella strategica da cui nei prossimi mesi passeranno le indicazioni per alcuni dei vertici degli uffici giudiziari italiani più importanti: dalla procura di Milano, dove si dovrà sostituire Edmondo Bruti Liberati che, a novembre andrà in pensione, passando per la nomina al Tribunale di Firenze su cui da mesi si gioca una partita a scacchi tra il Csm e Palazzo Chigi, via ministero della Giustizia

La presidenza della Quinta commissione del Csm per il primo anno di questa consiliatura è stata affidata a Maria Rosaria Sangiorgio della corrente centrista di Unicost. I consiglieri di Magistratura indipendente (Mi), riconducibile al sottosegretario alla Giustizia Cosimo Ferri, ora la contendono al cartello delle toghe di sinistra riuniti sotto la sigla di Area, numericamente più rilevante in Consiglio. Dalla mancata garanzia che la valutazione delle ‘competenze’ possa prevalere sui numeri di Area deriverebbe il pressing di Mi sul Comitato di presidenza e sullo stesso vice presidente del Csm Giovanni Legnini (nella foto con il capo dello Stato Sergio Mattarella) che dovranno ridefinire a partire da oggi (ma ha più di un mese per farlo) l’assetto delle nuove commissioni. Quale che siano le decisioni che verranno prese, con la seduta di plenum di ieri un equilibrio si è rotto.

Il resoconto, amaro, della giornata è presto tracciato: dalle 10 del mattino alle 20 inoltrate della sera è stato possibile esaminare circa un terzo dell’ordine del giorno. In mattinata, tanto per fare un esempio, per trattare 9 delibere di Settima commissione su come si siano organizzati gli uffici giudiziari per le ferie estive appena trascorse (pratiche che normalmente vengono liquidate con una presa d’atto in una manciata di minuti e di cui ieri si è invece chiesto e ottenuto legittimamente la trattazione caso per caso) non sono bastate due ore, dalle 11 e 40 fino all’ora di pranzo. Alla ripresa la musica non è cambiata, salvo qualche timida accelerazione. Poi, di nuovo, lo stallo. Dalle 17 alle 20 circa, il tema, pure interessante, della nuova circolare sulla magistratura onoraria ha letteralmente monopolizzato la discussione, finita peraltro in un nulla di fatto: circolare rinviata a data da destinarsi.

“Con piacere assisto ad un dibattito appassionato sulla magistratura onoraria, una cenerentola di cui ci siamo occupati sempre in maniera solitaria”, dice Antonio Leone, membro laico del Csm tra i pochissimi a prendere la parola per commentare la particolarità della giornata in cui la domanda più frequente è stata la seguente: che dice il regolamento a proposito del contingentamento dei tempi?

La risposta ha lasciato intravedere fin da subito poche speranze: al Csm che pure tratta in ogni seduta plenaria centinaia e centinaia di pratiche, non esistono né tagliolecanguri, come a Montecitorio o a Palazzo Madama. In ciascun dibattito il relatore della pratica può contare su 20 minuti a cui si aggiungono 15 minuti per ogni replica, 10 per gli interventi, tre altri minuti in caso di integrazioni, mentre ogni emendamento dà diritto a cinque minuti e infine altri cinque possono essere chiesti per interventi a titolo personale. Capito l’andazzo l’altra laica Paola Balducci alla fine, per pesare meno possibile sui tempi, ha tagliato corto: “E’ la prima volta che su certi temi c’è un dibattito così ampio e approfondito”. Per il punto politico bisogna aspettare una dichiarazione a margine di fine giornata: “Quelle che abbiamo visto oggi sono le tensioni in vista del rinnovo delle commissioni e presumo, ma non ne ho prova, che qualcuno pensa che alla fine sarà scontentato. Sono comunque dinamiche estranee a noi consiglieri non togati”.