poggipollini“Per me è un disco che rappresenta una svolta”, afferma Federico Poggipollini parlando del suo ultimo album intitolato Nero, uscito da qualche mese, ma che in questi giorni sta portando in giro per l’Italia. Si tratta del quarto disco per il chitarrista divenuto celebre per aver militato nei Litfiba prima e ne La Banda di Luciano Ligabue dopo: “Suono e non ho mai smesso con Ligabue dal ’94 e sono sempre rimasto dentro la carrozza, per questo in molti mi riconoscono come un’identità a lui molto vicina ed è la verità”.  Reduce della serata al CampoVolo, dove il Liga ha festeggiato i 25 anni dal primo album e i 20 di Buon Compleanno Elvis! con un concerto da record, ora è il momento per Federico di tornare a dedicarsi alla sua creatura: Nero è un disco composto da 10 brani di chiara ispirazione rock, “nato dal bisogno di tirare fuori una parte di me e raccontare qualcosa mettendomi in gioco. C’è dentro molto del mio passato, a partire dalle persone. Non tutti musicisti ma appassionati di musica, che ho coinvolto a più livelli, chi nella scrittura, chi nella registrazione. Sono tutte persone importanti per la mia vita privata, e ho pensato di coinvolgerli per condividere questo lavoro per me davvero importante, di cui cercavo approvazione fin dalla sua nascita. Non so però se sia adatto anche al pubblico di Ligabue. Il sound è molto ricercato e da noi non è così facile da riscontrare”.

Federico, partiamo dal tuo ultimo album Nero.
Avevo già realizzato dei dischi ma questo è veramente diverso da quelli fatti in precedenza. Qui c’è un suon particolare che ho sempre ricercato e che ho avuto modo di metterlo nell’album grazie al producer Michael Urbano. Non ho mai avuto un feeling così forte con il produttore di un mio disco. Michael e io siamo sempre stati molto in sintonia su tutte le decisioni. Registrato tra Bologna e San Francisco, all’inizio non sapevo se cantarlo io o farlo cantare a qualcun altro, poi però mi sono consultato con Michael e dinanzi a un suono tipicamente e volutamente internazionale, ho deciso di cantarlo io e in italiano. A parte Un giorno come un altro, scritto voce e chitarra, un inno alla vita in cui parlo di mio padre, gli altri brani sono nati cantandoli in un finto inglese, seguendo la melodia che avevo in mente. Poi ho cercato di adattare i testi, facendo in modo che fossero musicali in maniera perfetta. La speranza è quella di aver raccontato qualcosa di interessante. È stato un lavoro maniacale, non ho mai messo tanto impegno come in questo disco.

Perché hai deciso di intitolarlo così?
Innanzitutto perché c’è una canzone intitolata Nero, che è forse la più rock ed è nata in studio: è un pezzo in cui si sente lo spirito di questo album, suonato interamente live in studio in presa diretta. Ognuno di noi era isolato ma suonavamo insieme. All’interno del disco c’è moltissimo blues, soul e il groove che è tipicamente una cosa di colore. Credo che essendo un non colore, è l’immagine perfettamente legata al rock, perché ti viene in mente la giacca di pelle nera, lo stivale di pelle nera e se vuoi anche i pantaloni di pelle nera. Volevo fare un disco che omaggiasse il mio ego, il mio background usando dei cliché che fanno parte del classic rock.

È un disco con un suono particolare, grazie agli strumenti d’epoca utilizzati per realizzarlo.
È così, e ti confesso che anche questa è una scelta derivata dalla collaborazione con Michael. Lui è un batterista che ha suonato con Ligabue e ha uno studio a San Francisco. Per un periodo sono stato là, sentivo questi suoni particolari, suoni che in Italia sono difficili da creare. Gli ho dato completamente carta bianca, gli ho chiesto di riprodurre un suono che rappresenta le mie radici, un suono che mi ha sempre accompagnato, con la precisa indicazione di non pensare a un prodotto per il mercato italiano, ma a un disco che dovesse uscire in America. Riguardo agli strumenti d’epoca, ho scoperto che gli americani sono molto più feticisti di noi: ho detto a Michael che possiedo una piccola collezione di strumenti italiani, glieli ho elencati e lui li conosceva tutti. A quel punto abbiamo deciso di sperimentare con questi strumenti che hanno un carattere deciso, e hanno delle imprecisioni legate al fatto che all’epoca erano strumenti economici. Però hanno un loro perché. Negli anni 60 in Italia li usavano tutti. Ci sono le chitarre Galanti, Meazzi ed Eko che sono strumenti di pregio. Amplificatori Davoli, Steelphon e Fbt, tastiere Farfisa e Crumar…

Queste le prossime date del suo Nero Tour:

17 Ottobre – Livorno – The Cage Theatre
31 Ottobre – Angera (VA) – Spazio Rock
13 Novembre – Genova – Fast and Furious
14 Novembre – Moncalieri (TO) – Mc Ryans
20 Novembre – Modena – Vox
21 Novembre – Roma – Cross Roads
27 Novembre – Bologna – Bravo Caffé