Nei giorni scorsi si è tenuto presso l’Università Cattolica di Milano un convegno dal titolo: “Nuovo umanesimo, fragilità, cura e lavoro”, un tema che è diventato in questi anni di crisi centrale anche nell’interesse delle alte gerarchie ecclesiastiche. La gravissima crisi occupazionale che continua a colpire il mondo del lavoro italiano, con punte altissime di giovani senza lavoro concentrate specialmente nelle regioni meridionali, non può infatti essere ignorata da chi ha fatto della solidarietà e dell’attenzione verso i più bisognosi lo scopo stesso della propria vita e della propria vocazione.

Cedo perciò volentieri questo spazio all’amica Donatella Salambat che ha partecipato al convegno e ci offre in lettura questo contributo inedito.

Il tema dell’umanesimo e dell’involuzione sociale in tempi di crisi è stato al centro di un convegno all’Università Cattolica di Milano

L’umanesimo è un movimento ideologico-culturale che, a partire dal tredicesimo secolo, afferma la dignità degli esseri umani come tali. Sorto in Italia, e da qui diffusosi in tutta Europa, si caratterizza per il fervido rifiorire di studi e di ricerche delle antiche opere classiche e per la forte valorizzazione dell’esperienza umana. Si diffonde cosi’ in quel periodo una grande fiducia nell’intelligenza umana e nelle sue innumerevoli capacità creative, capaci di elevare l’uomo ad un vero livello di dignità propria.

La cultura umanistica, che ha già visto nei secoli successivi gli influssi del romanticismo e dell’illuminismo, ha incontrato infine ai giorni nostri un ulteriore degrado nelle regole non scritte del moderno capitalismo, che mette capitale e profitto al centro di ogni interesse, spingendo l’interesse sull’uomo e sulle sue legittime aspirazioni in posizione del tutto secondaria. Succede così che oggigiorno, con la disoccupazione che genera angoscia, frustrazione ed emarginazione la società tende ad accantonare chi non ha più un lavoro, considerandolo un emarginato. E’ necessario invece riconsiderare l’umano, cercando di valorizzare le sue esperienze passate per impiegarlo nel migliore dei modi possibili.

Anche Papa Francesco nell’enciclica “Laudato si” cerca di rinnovare un dialogo sul modo in cui stiamo costruendo questo futuro, con la certezza che le cose possano cambiare, operando tutti per promuovere una cultura della solidarietà e dell’incontro.

Occorre fare chiarezza in questi tempi difficili sul significato di “Umanesimo e fragilità” attraverso una  profonda riflessione sull’intimo rapporto tra questi due concetti. Sorgono quindi spontanee alcune domande. Nell’umanesimo c’è spazio per la fragilità?. E’ possibile portare nella dominante ideologia capitalista maggiore attenzione alle aspirazioni umane? Come curare le distorsioni createsi? Cosa significa curare?

Questi sono proprio i tre fondamentali temi emersi nel convegno “Nuovo umanesimo, fragilità e cura” tenuto lo scorso primo ottobre presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore a Milano.

Oggi la fragilità è fortemente messa alla prova da una costante crisi economica e da una dilagante disoccupazione che tende ad aprire un solco molto ampio sugli ideali di umanità cui siamo affezionati.

Le esperienze e le riflessioni emerse in questo incontro possono essere la risposta alla crisi che è in atto in tutti gli aspetti della quotidianità. Una crisi che si espande sia al settore economico che educativo, ma che non deve impedirci di metterci in ascolto ai bisogni del prossimo accogliendo la fragilità, non rifiutandola.

Il dibattito è quindi proseguito nella sessione pomeridiana con il tema “Nuovo umanesimo: lavoro e società”. A fare gli onori di casa è stato Sua Em.za Mons. Martinelli, vescovo ausiliare di Milano.

Questa seconda parte ha affrontato il tema del lavoro, con le sue difficoltà, attraverso testimonianze video di giovani universitari, lavoratori e racconti teatrali in cui emergono tutte le difficoltà di chi svolge lavori precari, di chi non ha più un lavoro o di chi fatica a conciliare gli impegni lavorativi con gli affetti famigliari.

Lo stile innovativo di questa parte, rispetto alla prima parte, puramente accademica, è stato voluto espressamente dall’Arcidiocesi di Milano, nella figura dell’Ufficio della Pastorale Sociale e del Lavoro, per mettere le problematiche del lavoro e dei giovani al centro dell’attenzione.

Il tema centrale del lavoro, o meglio, la sua assenza, sia tra i giovani che i meno giovani, è sfociato in un dibattito frizzante tra il prof. Petrosino, la dott.ssa Chiara Giaccardi e don Walter Magnoni che ha creato lo spunto per profonde riflessioni. In particolare è emersa la considerazione che i nuovi poveri non sono solo le persone che hanno perso il lavoro,  ma anche quelle che possiedono un lavoro mal retribuito e/o fortemente sfruttato.

Oggi la disoccupazione potrebbe essere definita come la nuova calamità che affligge i popoli; la peste dell’età moderna.

In questi anni difficili la Chiesa non ha esitato a scendere in campo in difesa del mondo del lavoro. Papa Francesco, in molte sue pubbliche apparizioni, ha spesso ricordato i disoccupati e l’importanza di un lavoro che non sia sinonimo di oppressione.

Il convegno ha perciò fatto emergere, sia nelle testimonianze dirette che con i video, che il maggiore bisogno attuale è il lavoro. Le scelte riformative che questo paese si accinge a compiere potrebbero fare la differenza per molti nel superamento della povertà, ma occorre riportare l’uomo al centro dell’attenzione generale. L’ispirazione potrebbe venire da un “nuovo umanesimo” capace di avviare gli esatti valori di socialità e di attenzione ad ogni individuo che dovrebbero essere sostenuti da ogni forza politica, religiosa e laica.

Questi temi verranno ripresi e approfonditi nel prossimo convegno nazionale dal titolo “In Gesù Cristo il Nuovo Umanesimo” che si terrà a Firenze nei giorni tra il 9 e il 13 del prossimo mese di novembre. Praticare la fede come bene è una grande opportunità per attuare un grande cambiamento. Non può esistere giustizia sociale senza uguaglianza. Papa Francesco lo afferma ogni giorno con la sua parola e il suo esempio. La Chiesa con tutti i suoi sacerdoti opera gia’ in tutto il mondo per il raggiungimento di questo obbiettivo.

di Donatella Salambat