sinodo famiglia 640

Il coming out di monsignor Krzysztof Charamsa rischia di tramutarsi in un boomerang per il Sinodo. La freddezza del Papa sull’accesso alla comunione per i divorziati risposati era palpabile già qualche settimana prima della vigilia dell’inizio del dibattito. Erano stati davvero tanti, forse anche troppi, i segnali di apertura di Bergoglio culminati con un’affermazione inaspettatamente forte nell’udienza generale del 5 agosto 2015, a due mesi dall’apertura del Sinodo: “I divorziati risposati non sono affatto scomunicati e non vanno assolutamente trattati come tali: essi fanno sempre parte della Chiesa”. Poi la relazione introduttiva affidata al cardinale di Budapest Péter Erdö ha chiuso ogni spiraglio.

Alla vigilia del dibattito qualcosa è cambiato in Francesco, forse consapevole di non poter riuscire a portare a casa un risultato a lui favorevole, non volendo replicare la spaccatura del Sinodo dell’ottobre 2014. Una rinuncia, dunque, dettata dalla salvaguardia dell’unità della Chiesa perché, alla fine, nonostante il Papa abbia ribadito che non si tratta di “un Parlamento, dove per raggiungere un consenso si patteggia, si negozia e si cerca un compromesso”, i 270 padri sinodali dovranno votare paragrafo per paragrafo il documento finale, la Relatio Synodi, e per l’approvazione saranno necessari i 2/3 dei suffragi.

Da sempre, infatti, la votazione è il momento più delicato di ogni assemblea sinodale, istituzione nata esattamente 50 anni fa per volere di Paolo VI. Lo si vede chiaramente nel prezioso volume di monsignor Leonardo Sapienza, reggente della Prefettura della Casa Pontificia, “Paolo VI e il Sinodo dei vescovi” (Viverein), dove sono riprodotte le annotazioni di Montini sulle votazioni di ciascuna proposizione finale dei padri sinodali. Sfogliando il libro si vede chiaramente come sia tutt’altro scontato l’esito dei placet e non placet dei vescovi. Nessuno esclude che nel Sinodo che è solo all’inizio ci possano essere colpi di scena, soprattutto nell’ultima settimana del dibattito quando i tempi della discussione, oltre ai divorziati risposati e ai gay, saranno contraccezione, aborto ed eutanasia. Ma stando ai documenti sul tavolo, e non ai rumors di corridoio più o meno inventati, la posizione della Chiesa, al termine dell’assemblea, sembra destinata a non mutare di una virgola.