“Nozze in Svezia, e adesso? Figli in arrivo?”; “E’ probabile e lo speriamo”, rispondono Ingrid e Lorenza, cui auguro di diventare presto una famiglia, questa volta riconosciuta in Italia.

Martedi 29 settembre, dopo un anno di proiezioni in tutta Italia e in Europa, dopo i premi del Biografilm Festival di Bologna e del Gender film festival di Roma, il docufilm “Lei disse sì” della brava Maria Pecchioli è approdato in Parlamento, applaudito da Monica Cirinnà, Nichi Vendola e Ivan Scalfarotto, tutti e tre commossi e coinvolti. Si tratta della storia di Ingrid e Lorenza, una coppia di giovani donne fiorentine che decide di sposarsi in Svezia perché non è possibile farlo in Italia.

Un montaggio non banale, svelto ma attento, mette in scena momenti della vita delle due ragazze facendo luce – proprio come ha tentato di fare anche Maria Sole Tognazzi con il suo “Io e lei” (storia d’amore tra Ferilli e Buy, nelle sale italiane adesso) – sulla “normalità” dell’amore, qualunque esso sia. Momenti che si stagliano sul lungo viaggio per andare a sposarsi, coi cento invitati al seguito tra amici e parenti (mancano i genitori di Ingrid: non hanno accettato l’omosessualità della figlia). Umorismo e commozione si alternano con un ottimo ritmo e, alla fine del film, resta in bocca il sapore amaro dell’ingiustizia. Ed eccolo il grande merito del film, per questo ospitato in Parlamento: far sentire (prima che far riflettere) come sia senza senso privare alcuni cittadini della possibilità di essere felici (negli Stati Uniti sarebbe incostituzionale..).

Un film politico, dunque, anche se racconta di una storia d’amore. E politica è stata la scelta coraggiosa di Ingrid Lamminpaa e Lorenza Soldani, le spose che – per dirla con il loro simpatico slogan – fanno “la rivoluzione a colpi di bouquets”: “Abbiamo deciso di metterci la faccia – spiegano – come impegno personale per la collettività. In Italia si fa poco coming out, e forse da qualche parte qualcuno deve cominciare per riuscire a traghettare questo paese arretrato nel futuro che gli spetta”. La faccia ce l’hanno messa eccome, a partire dagli spaccati in pigiama, a letto la mattina, in mutande, in un bacio, e, soprattutto, durante tutta la preparazione nel giorno del loro matrimonio. Ma l’occhio della telecamera non è mai morboso, invasivo, scabroso o voyeur. Anzi: le riprese sono toccanti, commoventi, poetiche. Come poetiche (e bellissime) sono le due ragazze, entrambe femminili ma sobrie, capaci di far sentire il loro amore oltre lo schermo, forte e chiaro, e così imbarazzando chi ancora non ha preso una posizione in merito ai diritti civili per le coppie Lgbtqi.

Non da meno la storia del progetto: nato tutto da un blog, anzi un “vlog” (Lei disse sì), la produzione del film è stata finanziata dal basso, con un crowdfounding di 10 mila euro raccolti in tre mesi, grazie a un fulminante passaparola in rete. Per arrivare all’oggi, in cui #leidissesì è una vera e propria campagna di opinione con tanto di merchandising e gadgets (borse, magliette, spilline con il fatidico “Sì”) e movimento culturale (“Spos* in fuga”) che promuove i matrimoni ugualitari in Italia.

Intanto gli appuntamenti nelle sale cinematografiche si stanno tentacolarizzando a macchia d’olio (prossima visione a Sanremo: guarda il calendario sul sito), anche grazie alla collaborazione con l’Arci nazionale che sostiene “Lei disse sì” e la campagna #lostessosì con la mission di trasformare insieme la rivendicazione sui diritti civili in un patrimonio collettivo, e sostenere una grande battaglia di civiltà che renda l’Italia un Paese davvero egualitario.

In un momento incandescente come quello di questi giorni in cui sta per essere discusso il ddl sulle Unioni civili e perfino il Vaticano trema (è di pochi giorni fa il primo coming out nella storia della chiesa cattolica), risulta determinante il lavoro sull’immaginario. Ed ecco che film, libri, campagne capaci di mettere in scena storie d’amore universale scavalcando gli stereotipi di genere (tramandati sia dalla cultura eterosessista sia dalla stessa cultura Lgbtqi, troppo spesso chiusa in una militanza dogmatica) sono una leva preziosissima che aiuta la mente a pensare, il cuore a sognare e l’Italia a cambiare.