Esterni della sede RCS di Via Rizzoli a Milano

La domanda è ingenua ma mica tanto: perché la Mondadori ha acquistato la Rizzoli Libri (più o meno per 127 milioni e mezzo)? Guardiamo sinteticamente i numeri dell’operazione.
L’Antitrust dovrà giudicare la legittimità di un’operazione che costituisce la più grossa concentrazione editoriale in Europa (quasi il 40% del mercato) e che quindi si presenta come un’evidente anomalia rispetto alla concorrenza straniera, se pensiamo che l’altra maggiore concentrazione è rappresentata dal gruppo Random House-Penguin che possiede il 26% del mercato inglese. Una vera rivoluzione quindi, infatti Mondazzoli avrà il 70% del mercato dei tascabili e il 25% di quello della scolastica.

Il libraio, di fronte alla potenza di fuoco del nuovo gruppo, sarà costretto ad abbassare la testa e gli altri editori più piccoli non potranno che mettersi in fila e chiedere il permesso di entrare.
Com’è possibile che l’Antitrust non intervenga? Se non lo farà, liberi tutti. Altre alleanze a quel punto saranno possibili e nessuno potrà più appellarsi all’”abuso di posizione dominante”, perché il problema non è avere il 38 o il 40% del mercato ma abusare di quella posizione, a danno del consumatore non permettendo alla concorrenza di operare al meglio sul mercato. Viceversa se l’Antitrust interverrà (ma lo potrà fare anche tra qualche anno) potrà costringere la Mondazzoli a vendere uno o più marchi e a pagare una multa salata (fino al 10% del fatturato).

Un quadro problematico per via anche delle implicazioni editoriali con autori che si ritrovano sotto l’ombrello di un marchio che fino a ieri era un concorrente (porte ultra girevoli per Maurizio Costa, già ad della Mondadori poi presidente dell’ex concorrente Rcs Libri e ora?). Con le scatole piene di contratti e molto altro, gli autori saranno costretti a traslocare dopo anni di Rizzoli: tutti sotto il grande cappello di Berlusconi. Ancora lui.

E torniamo alla domanda iniziale: perché? La risposta più semplice è che più grandi si è più si è forti di fronte alla concorrenza straniera e quindi di fronte a possibili campagne acquisti di altri gruppi. I numeri che sono in ballo sono ridicoli se confrontati con i fatturati e il numero di copie vendute da gruppi concorrenti anglosassoni. Rimane però il fatto che la storia ha un suo peso, unire due marchi come Rizzoli e Mondadori costituisce una distorsione del mercato un po’ come accadde quando la Fiat comprò l’Alfa Romeo. Per fortuna oggi non è proprio così. Il Gruppo Mauri Spagnol rappresenta un’importante alternativa così come il Gruppo De Agostini, la Feltrinelli, Giunti, solo per citare alcuni marchi. E saranno proprio questi marchi ad avvantaggiarsi da possibili malcontenti di autori non soddisfatti di questo passaggio così come dimostra l’appello firmato nei mesi scorsi da più di 40 scrittori.

Anche i licenziamenti o gli allontanamenti a livello dirigenziale avvenuti in Mondadori rivelano chiaramente un clima di disagio, incertezza e grande nervosismo. La Mondadori cos’ha in mente di fare? Vuole creare un nuovo gruppo più moderno, più innovativo, più forte per proporsi come stimolo al miglioramento della società e della sua classe dirigente secondo l’ispirazione originaria del suo fondatore o vuole fare solo un’operazione finanziaria per vendere un domani al miglior offerente?

C’è molto da fare per migliorare questo Paese e sostenere la circolazione libera di idee dove la cultura abbia un ruolo fondamentale nel rilancio economico e non sia considerata solo un ingranaggio della macchina elettorale o un di più da aggiungere in coda al bilancio dello Stato. Le case editrici possono fare molto per promuovere questo cambio di passo. Tanto più potrebbe farlo un gruppo importante e grande come quello Mondazzoli. Ma l’attuale vertice e la proprietà sono adatti a sostenere questa sfida? Possono raccoglierla gli altri editori in forza della loro posizione non dominante per differenziarsi ulteriormente ed essere più credibili presso tutti coloro che sostengono la cultura come spazio di libertà e la promuovono sul territorio, nelle scuole, nelle istituzioni e soprattutto tra i giovani.