Anche questa volta Gianni Biondillo ci ha preso: si è inventato una sfilata di moda ambientata in piazza Gae Aulenti, il più scenografico palcoscenico della nuova Milano, ed ecco che proprio nei giorni in cui usciva in libreria il suo nuovo romanzo, L’incanto delle sirene (Guanda), per la prima volta in quella stessa piazza hanno sfilato modelle in carne ed ossa (più ossa che carne) indossando autentici abiti firmati da veri stilisti.

Per fortuna, a differenza di quanto è accaduto con un’altra sua premonizione, l’apertura di un commissariato di polizia a Quarto Oggiaro (prima dei suoi gialli ambientati in quel quartiere non esisteva, oggi sì), la finzione non è diventata del tutto realtà: nessuno, insomma, ha sparato e la piazza non s’è tinta del sangue di alcuna modella, come succede invece a pagina 55 del romanzo.
Qualcosa d’imprevisto è comunque accaduto. Chi conosce Gianni Biondillo può facilmente immaginare la distanza siderale che lo separa dal mondo della moda, eppure… No, Biondillo non veste meglio o più à la page di prima, però non snobba più un settore che dà lustro all’Italia ed è una voce importante della bilancia commerciale. “Avevo dei pregiudizi” ammette lo scrittore, “ma dopo aver conosciuto quel mondo dall’interno, aver visto la qualità e l’impegno di chi ci lavora, ne sono caduti parecchi”.

Gli affezionati lettori di Biondillo si rassicurino: il romanzo non è ambientato unicamente nel mondo della moda. Alle trine e alle trame tessute nel sancta sanctorum di un celebre stilista si contrappongono infatti le miserie e il malaffare della periferia. Da una parte lo stilista Adriano Varaldi con la sua corte di assistenti, addetti stampa, guardie del corpo, dall’altra il proletario Mimmo, di professione incerta e traffici discutibili, con i suoi vicini di casa: persone dabbene e poco di buono, italiani e immigrati, insomma il mondo di Quarto Oggiaro. In mezzo, il commissario Ferraro, amico d’infanzia di Mimmo, che nel quartiere – come l’autore – è cresciuto e che ora si trova a indagare sull’omicidio della top model percorrendo altre strade, ben più eleganti ma non meno pericolose.

Ma poteva Ferraro restare lontano dalla sua Quarto Oggiaro? Naturalmente no, infatti vi ritorna per un’indagine che svolge parallelamente sul racket delle occupazioni abusive. Intanto, un’altra storia si sviluppa partendo dai litorali africani, solcando le onde del mare su una delle tante imbarcazioni cariche di persone in cerca di un futuro diverso dalla guerra e dalla fame e concludendosi nel triangolo – non della moda ma della solidarietà – compreso fra Milano centro, Quarto Oggiaro e Firenze.

Come in ogni romanzo di Biondillo, di carne al fuoco ce n’è parecchia, ma il miracolo ancora una volta si rinnova: c’è il giallo, costruito maneggiando con perizia tutti gli strumenti del caso; c’è Milano con i suoi mondi chiusi che non comunicano, dove come dice Biondillo “la distanza geografica è minima, quella sociale altissima”; c’è l’umanità in fuga spiaggiata in una società, la nostra, che non sa o più spesso non vuole accoglierla; ci sono personaggi indimenticati e indimenticabili come Mimmo e il Baffo, già presenti in altri romanzi, e soprattutto Aisha, la bimba che sbarca e si perde in Italia, che tengono le fila del gioco narrativo; e c’è l’ironia, ingrediente indispensabile per mitigare la durezza dei temi.

Perché è un romanzo duro L’incanto delle sirene, che non fa sconti a nessuno, né ai giovani ricchi della buona società milanese, né ai poveri cristi della periferia “che si odiano e si fanno la guerra fra loro”, come dice l’autore. Tutti indifferenti al passaggio epocale che stiamo vivendo e che Biondillo sottolinea così: “Baffo, l’anziano e malandato barbone, è l’Italia che sta invecchiando, la bimba Aisha è quella nuova”. Per dirla con Antonio Gramsci, “il vecchio agonizza e il nuovo stenta a nascere”.