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Carissimo presidente Mattarella, qualche giorno fa Lei ha voluto simbolicamente inaugurare l’anno scolastico a Napoli in una scuola della periferia. Invano, attraverso i canali istituzionali, avevamo chiesto di incontrarla perché, da genitori, siamo ostinatamente convinti che la disabilità che attraversa le nostre famiglie debba essere finalmente riconosciuta dalla politica. Lei per primo, peraltro, ha da subito auspicato attenzione alla disabilità invocando una legge sull’autismo e ha, in ripetute circostanze, affermato il valore della vita di tutti, anche dei nostri figli. È per questo che volevamo incontrarla, metterla in guardia dalle astuzie (eufemismo garbato) della politica che, fingendosi sensibile, vara una legge sull’autismo senza oneri accessori per lo Stato e dunque inutile per i soggetti ai quali sarebbe destinata.

Presidente Mattarella, volevamo incontrarla per ricordarle che la cosiddetta Buona scuola (secondo eufemismo lessicale) per gli oltre 235.000 alunni disabili italiani oggi NON è ancora cominciata […]. Scontato ricordarLe che nessuna legge di bilancio può sopprimere il diritto allo studio di un alunno disabile, Lei lo sa perché alla suprema Corte appartiene e ha contribuito a ricordarlo a questa classe politica nella sentenza 80 del 2010. Ancora più agevole ricordarLe e provare a far comprendere al ministro Giannini che i promessi 116.000 insegnanti specializzati saranno assolutamente insufficienti con circa 170.000 alunni disabili intellettivi gravi.

Presidente Mattarella la verità è che a questa politica la disabilità non piace, non piace perché è scomoda, è improduttiva, è costosa. È per questo che con discrezione abbiamo sperato di incontrarla a Napoli ed è per questo che, riconoscendoci appartenenti a una grande comunità, La abbiamo salutata con un applauso nei pochi secondi del suo transito dinanzi ai nostri striscioni. “Escludere i disabili dalla scuola significa escluderli dalla vita”, recitava uno striscione esposto. Ci rifletta Presidente e poi faccia qualcosa.

Forse è vero che i nostri figli talvolta sono impegnativi, sono difficili, sono faticosi… ma sono i nostri figli e in un Paese che voglia definirsi civile dovrebbero essere le prime creature da coccolare, tenere tra le braccia quando crescono senza speranze e accompagnare quando diventano grandi e invecchiano. Questo purtroppo non avviene.

La politica millanta nuove assunzioni di insegnanti specializzati invece di precisare che si tratta di immissioni in ruolo per insegnanti che già lavoravano da anni. Il governo pro tempore ha completamente tradito le aspettative delle famiglie dei disabili, la scuola oggi ne è un esempio drammatico con genitori costretti a recarsi a scuola dopo due o tre ore di frequenza perché altrimenti i loro figli “disturbano” o, ancora peggio, si ritrovano nella impossibilità di andare al bagno. […]

Se vuole degli esempi di quanto il governo Renzi NON ha fatto volentieri la aiuteremo con un elenco interminabile: pensionamento anticipato delle famiglie, nuovo Isee, assegni di cura, definizione organici e formazione degli insegnanti, lavoro, dopo di noi, appropriatezza delle cure, nomenclatore ausili, livelli essenziali di assistenza, fondo non autosufficienza ecc. ecc.

Lei non ha alcuna responsabilità se non quella di essere un cittadino italiano, un genitore, un nonno. Noi anche abbiamo una responsabilità: i figli disabili sono nostri, ma sappiamo che da soli non potremo mai farcela. Lei, presidente Mattarella, di responsabilità ne ha una aggiuntiva: è il presidente della Repubblica di un grande Paese che ha per primo sognato di includere i nostri figli nella scuola di tutti […]. Restituisca dignità alla politica e lo faccia proprio a partire dai più deboli, i disabili. Ne abbiamo proprio bisogno tutti.

*Associazione Tutti a scuola

Il Fatto Quotidiano, 3 ottobre 2015