Non solo i 16 anni della condanna che la corte d’appello si appresta a valutare in secondo grado. Ora Francesco Schettino dovrà affrontare altri due processi per il naufragio della Costa Concordia del 13 gennaio 2012 all’isola del Giglio (32 morti). La Procura di Grosseto ha infatti citato direttamente a giudizio per altri reati l’ex comandante della nave da crociera che quella notte di quasi 4 anni fa finì sugli scogli delle Scole con oltre 4mila passeggeri a bordo.

In un caso i magistrati accusano Schettino di non aver adottato le misure necessarie a limitare i rischi per i passeggeri e di non aver applicato le procedure di emergenza indicate dall’armatore. Nell’altro caso l’ex capitano è accusato di aver alterato le bellezze naturali e dei luoghi protetti in modo speciale dall’autorità. In questo secondo caso Schettino è imputato in concorso con il primo ufficiale Ciro Ambrosio, con il terzo ufficiale Silvia Coronica e con il timoniere Jacob Rusli Bin, che hanno già patteggiato la pena. Nel procedimento per i danni all’ambiente erano imputati per gli stessi reati, ma hanno già patteggiato davanti al giudice per l’udienza preliminare il primo ufficiale Ciro Ambrosio (un anno e 11 mesi), il terzo ufficiale Silvia Coronica (un anno e 6 mesi) e con il timoniere Jacob Rusli Bin (un anno e 8 mesi). Il processo bis inizierà il 9 ottobre.

Nel filone sui danni ambientali l’inchiesta della magistratura grossetana ha preso in esame gli effetti della Concordia al Giglio su scogli, rocce, fauna e flora nell’area in cui la nave da crociera è rimasta adagiata per due anni e mezzo. Tanto è vero che il legale del Wwf, che si è costituita parte civile nel processo principale, in una delle udienze di inizio dibattimento definì l’ambiente “la 33esima vittima“. Schettino, comunque, se sarà ritenuto responsabile, rischia una contravvenzione da 1.032 a 6.197 euro. Sempre alla procura di Grosseto è peraltro ancora aperto un fascicolo d’inchiesta contro Schettino per danni ambientali, relativo alla distruzione dei campi di posidonia e di altra flora marina, nonché di fauna e colonie animali ittiche presenti nei fondali del Giglio.

Nel processo principale – nel quale Schettino è accusato di vari reati, i più gravi dei quali sono omicidio colposo plurimo, naufragio e abbandono della nave – hanno presentato ricorso contro la sentenza di primo grado del tribunale di Grosseto sia la Procura sia gli avvocati difensori. Per i magistrati la pena di 16 anni è troppo lieve: “Alla responsabilità titanica di Schettino – hanno sostenuto i pm – deve corrispondere una pena esemplare“. E, comunque sia, “la condanna non è congrua rispetto al comportamento dell’imputato” nella sera del 13 gennaio di 3 anni fa. La Procura aveva chiesto in primo grado 26 anni. Tra i punti carenti della sentenza, secondo i magistrati, non aver riconosciuto a Schettino la “colpa cosciente“, cioè che il comandante – mentre stava compiendo la manovra che portò la nave da crociera sugli scogli del Giglio – sapeva cosa stava facendo.

Anche gli avvocati di Schettino hanno presentato ricorso contro la sentenza di Grosseto. Per il legale Saverio Senese la pena è “profondamente esagerata” e Schettino è diventato un “capro espiatorio di inefficienze ed errori ascrivibili ad altri” (una linea difensiva condotta fin dall’inizio). Anche alcune parti civili (come il Codacons e il pool legale “Giustizia per la Concordia“) hanno presentato ricorso evidenziando presunte maggiori responsabilità della Costa Crociere nel contesto dei soccorsi ai naufraghi.